IL RINFORZO

RIPORTO PARTE DI UN INTERESSANTISSIMO DOCUMENTO PRESENTE SUL BLOG GIULIAPARLA

Rinforzo primario e secondario

Il rinforzo primario risponde ad esigenze fisiologiche che non hanno avuto bisogno di essere apprese. Non serve avere alcuna abilità per riconoscere gli stimoli della fame e della sete e sono quindi rinforzi primari il cibo e le bevande.

Il rinforzo secondario ha avuto bisogno di essere appreso. Materiali, attività piacevoli, elogi, giochi fisici sono rinforzi secondari, non rispondono ad un’esigenza prettamente fisiologica.

Condizionare all’uso di rinforzo

Affinché il rinforzo risulti tale, è necessario creare quegli stati tecnicamente definiti di deprivazione e sazietà.

Un bambino abituato a mangiare cioccolata tutte le volte che lo desidera, non si sforzerà di svolgere alcun compito per riceverne un pezzo. Deprivarlo significherebbe ad esempio limitare l’uso della cioccolata ai momenti di insegnamento.

Chiara mangia sempre troppe patatine, potrò utilizzare una dissetante bibita come rinforzo. Il sale ha creato nella bambina un senso di sazietà che la farà desiderare qualcosa da bere.

E’ fondamentale selezionare rinforzatori efficaci tra le cose che il bambino ama di più e deprivarlo.


Primario o secondario?

Genitori ed insegnanti sono spesso scettici nell’utilizzare il primo, ma di frequente mi capita di constatare che sia il più efficace, soprattutto all’inizio dell’intervento o quando si richiede ai ragazzi uno sforzo troppo grande. Il rinforzo primario non è offensivo per chi lo riceve. Trovereste offensivo promettere ad un bambino senza diagnosi d’autismo un gelato alla fine dei compiti?

Il rinforzo primario non crea dipendenza assoluta: gradualmente è doveroso sfumarlo e far apprezzare ai ragazzi rinforzi di tipo secondario.

Ricordiamo: un rinforzo è efficace se incrementa un comportamento, saremo spesso di fronte a soggetti che non riconoscono altre gratificazioni se non il bere e il mangiare; in questi casi non utilizzare rinforzi primari costituirebbe una violazione dei diritti della persona disabile ad imparare e crescere.

Dal primario al secondario o viceversa

“Quando ho iniziato a lavorare con lui, Alessandro desiderava solo mangiare pane e marmellata ed era l’unico rinforzo possibile, ma tutte le volte che gliene davo un pezzo associavo al cibo un commento sociale del tipo “bravo” “grande” o gli porgevo anche un gioco di cui poco gli importava. Sono passati due anni e adesso apprezza i giochi ed i rinforzi sociali quanto il cibo”.

“Nico non avrebbe mai mangiato nulla.. all’inizio dell’intervento si nutriva solo di latte in biberon, quindi non potevamo usare rinforzo primario. Abbiamo deciso di lavorare con i video dei cartoni animati, che sembrava apprezzare. Gradualmente l’abbiamo condizionato ad assaggiare dei cibi associati ai suoi cartoni preferiti. Ora biscotti e cartoni animati hanno lo stesso potere”.

In entrambi i casi descritti è stato applicato il principio di condizionamento classico: uno stimolo neutrale associato ad uno stimolo rinforzante nel tempo finisce con l’acquisire le stesse proprietà dello stimolo rinforzante.


RINFORZO POSITIVO, NEGATIVO E AUTOMATICO

 

Rinforzo positivo e negativo

Il termine positivo si utilizza con l’accezione di “aggiuntivo”.

Il rinforzo positivo aggiunge qualcosa alla situazione che il bambino vive: tutte le volte che consegniamo un cibo o un gioco, facciamo un elogio, facciamo il solletico, accendiamo il video ecc. stiamo rinforzando positivamente, stiamo “aggiungendo”.

Esempi: chiedo a Luca di dirmi il suo nome, Luca risponde e riceve un bacio; porgo a Magda una spazzola, Magda la utilizza correttamente, le dico che è stata molto brava; metto sul tavolo un puzzle da completare, Elisa lo completa e riceve una patatina.

Il termine negativo si utilizza con l’accezione di “sottrattivo”.

Il rinforzo negativo toglie qualcosa alla situazione che il bambino vive e la rimozione di questo elemento è la ragione di rinforzo: tutte le volte che spegniamo la musica che al bambino crea fastidio, gli permettiamo di togliere le scarpe perché preferisce girare scalzo per casa, gli permettiamo di rimandare lo svolgimento dei compiti perché è stato particolarmente bravo fino a quel momento, stiamo utilizzando rinforzi negativi.

Esempi: Giulio deve restare seduto a finire il puzzle, quando finisce si alza (il rinforzo è la sottrazione del lavoro); Daniele è infastidito dalla luce accesa e mamma la spegne (rinforzo negativo); Silvia chiede alla madre di eliminare da casa un mobile che non le piace.

Per insegnare, è produttivo creare situazioni che ci consentano l’uso di rinforzi positivi.

Non considero infatti buona prassi che il bambino completi un compito per poi alzarsi, alzarsi non lo indurrà mai a trovare rinforzante tornare  a sedere per completare un lavoro, cosa che accadrebbe invece se dopo il lavoro svolto venisse premiato con un rinforzo aggiuntivo.

“Daniele a tre anni non sopportava la luce, urlava e dovevamo spegnerla immediatamente. Tutta la famiglia viveva al buio” (mamma di Daniele)

Non sarebbe stato meglio premiare Daniele per tollerare la luce accesa?


Rinforzo automatico

Un paragrafo a parte merita il rinforzo automatico, che non ha bisogno di essere controllato da elementi che si aggiungono o si sottraggono. Pensate alle autostimolazioni: il bambino che cammina sulle punte ad esempio generalmente non lo fa per attirare l’attenzione dell’adulto, ma perché camminare sulle punte è rinforzante di per sé.

Intervenire per correggere comportamenti mantenuti da rinforzo automatico appare più difficile che correggere altri la cui funzione dipende da manipolabili conseguenze. E’ comunque possibile prevedere una correzione, sostituendo il comportamento non appropriato mantenuto da rinforzo automatico con un altro che viene rinforzato da un rinforzatore esterno.

Esempio: Carlo si dondola di continuo davanti alla finestra, decido di fermare l’autostimolazione e offrirgli un sorso di succo per ogni due secondi in cui non si dondola.

Rinforzo contingente e non contingente

E’ il primo giorno di scuola. La maestra decide di creare un’atmosfera piacevole che aiuti i bambini a staccarsi dalle mamme e dai papà e cominciare a considerare la scuola un posto divertente. Decide di non proporre alcun tipo di “lavoro” strutturato, fa giocare i bambini, li porta al parco, accende lo stereo in classe, regala a tutti un lecca lecca.

Antonella è alla sua prima sessione di lavoro con Paolo. Decide di non dargli nessuna istruzione e di non pretendere nulla, si limita ad associarsi ad una situazione positiva: lo porta fuori in bicicletta, guardano un cartone insieme, gli fa il solletico sul letto.

Sono esempi di rinforzo non contingente, ovvero non strettamente connesso ad uno sforzo richiesto, ma associato a situazioni nuove, da tollerare.

La maestra assegna a tutti i bambini un disegno da colorare e quando hanno finito regala a ciascuno di loro delle bolle di sapone!

Antonella chiede a Paolo di cercare le scarpe e non appena il bambino gliele consegna esulta e gli offre una patatina.

Sono esempi di rinforzo contingente, che riguarda un’istruzione data.

Il corteggiamento è un simpatico esempio di rinforzo non contingente: Luca è innamorato di Serena e le regala fiori e cioccolatini senza che sia il suo compleanno; la chiama solo per dirle quanto sia bella; la invita  a cena fuori senz’attendere un’occasione particolare. Passano gli anni e Luca e Serena si mettono insieme: Serena rivela che il suo fidanzato le regala dei fiori solo per compleanni e anniversari e le fa i complimenti solo se indossa un vestito particolarmente audace. Il rinforzo è diventato decisamente contingente!


Rinforzo continuo e intermittente

“Cara Simona, volevamo chiederti come facciamo a smettere di dare le patatine a Francesco tutte le volte che va in bagno. Sono mesi che gli offriamo il rinforzo ogni volta che fa la pipì nella tazza, ma non appena smettiamo di dargli le patatine, nel giro di pochi giorni, ricomincia a farsi la pipì sotto.”

“E’ importante comprendere innanzi tutto che il rinforzo deve essere sfumato gradualmente. Non potete passare da uno schema continuo all’assenza totale. Qualsiasi comportamento in questo caso cesserebbe. Dovete cominciare a non rinforzare Francesco tutte le volte che fa la pipì nella tazza, ma a rinforzarlo con la patatina qualche volta sì e qualche volta no. In questa maniera, il comportamento continuerà a manifestarsi grazie ad un’aspettativa di rinforzo e gradualmente cercherete di rendere sempre più rada la patatina dopo la pipì. Ricordate che questa abilità non sarà acquisita fino a quando non verrà esibita indipendentemente dal rinforzo usato.”

Il rinforzo intermittente ha un potere di gran lunga superiore a quello del rinforzo continuo: mantiene il comportamento nel tempo.

Cerchiamo di pensare ad episodi di vita quotidiana che ce lo dimostri.

Abito in una vecchia casa con ascensore degli anni sessanta, si blocca spesso e sono costretta a scendere e fare le scale a piedi. Quando entro in ascensore sono consapevole del fatto che potrebbe funzionare o meno: il rinforzo intermittente mi porta a perseverare nel mio comportamento perché ogni volta mi dico “dai, metti che oggi funziona!”.

Abito in un moderno palazzo del centro, l’ascensore è stato fatto da poco ed è sempre perfettamente funzionante. Oggi lo prendo e ci resto bloccata: non me l’aspetto.. ha sempre funzionato! Chiamo il tecnico immediatamente e non riprendo l’ascensore fino a quando non ho la certezza che sia stato riparato.

Mia madre gioca alle slot machine. Il suo comportamento è mantenuto da rinforzo intermittente: il fatto che qualche volta abbia vinto la porta  a perseverare nel gioco.

Rinforzo differenziato

Ci sono comportamenti che richiedono rinforzo maggiore di altri: sappiamo che Luigi è in grado di sparecchiare la tavola, ma sta imparando ancora ad apparecchiarla; è ovvio che gli offriremo rinforzo maggiore (per quantità o per qualità) quando esibirà l’abilità in acquisizione.

Il rinforzo differenziato si utilizza quindi per evidenziare con rinforzatori più potenti i comportamenti che richiedono maggiore sforzo.

“Lavoravo dieci ore alla settimana in una clinica veterinaria e venivo pagata trecento euro al mese, mi hanno proposto un aumento delle ore di lavoro, ma lo stipendio sarebbe rimasto invariato. Ho lasciato perdere”. (Valeria, veterinaria)

Valeria non avrebbe rinunciato all’incarico se le ore di lavoro supplementari le fossero state retribuite in maniera differente!

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1 Commento

  1. Educazione alla tolleranza e alla diversità: questa sconosciuta! | AUTISMO INCAZZIAMOCI

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