OVOLI: la mia esperienza con i ciarlatani dell'autismo

“Gli uomini tendono a credere vero ciò che desiderano e – tra mille informazioni – scelgono quelle che danno più speranza”, indipendentemente dalla fondatezza dei presupposti.
Questa è la mia storia e voglio raccontarla, per poter testimoniare quello che è accaduto e fare in modo che non succeda mai più.

Mi chiamo Antonio Estremista. Sono il presidente dall’AAO (Associazione Abesca Ovoliana), ma prima di avere questa importante carica sono stato anche io preda dei ciarlatani e delle loro Sirene.

Abbiamo avuto la diagnosi di nostro figlio, Procopio, a 2 anni e mezzo, in un grande centro specializzato di Ovoli, di proprietà della Fondazione Ferruccio Acciaroli. La diagnosi è di quelle che non lasciano scampo: Autismo Infantile.

La psicologa che ci ha comunicato la diagnosi è stata crudele. Ha detto senza mezzi termini che avevamo passato un guaio e che avremmo sofferto per tutta la vita. Ha aggiunto che dall’autismo non si guarisce e che Procopio avrebbe potuto migliorare crescendo, ma col duro lavoro e con la forza di un intervento ABA.

La comunicazione della diagnosi in quel modo è stata il modo migliore per farci finire nelle braccia del Dottor Internet.

In Internet si trova tutto e il contrario di tutto. Tra mille informazioni dei tipi più disparati, abbiamo scelto quella che ci dava più speranza.

Il nostro “ciarlatano” era il sito di uno psicomotricista di Ocopoli: Enzo Turzo. Con belle parole, Turzo invitava i “disabili” e i loro genitori a visitare il suo studio di Psicomotricità Relazionale e Artiterapie, dove avremmo trovato “la causa nascosta dei nostri problemi e – conoscendola – avremmo potuto anche trovare “la chiave per liberarcene”

Portavamo nostro figlio da questo psicomotricista per una o due volte a settimana (dipendeva dai suoi impegni) e non ci sembrava vero di aver finalmente trovato la strada giusta per farlo guarire.

Tutti gli altri erano nelle strutture pubbliche a fare ABA, a riempirsi la bocca di paroloni come “trattamento intensivo e precoce”. Noi, invece, furbi, avevamo scelto la psicomotricità.
Dovevamo aspettare solo di capire qual era stato il trauma che aveva reso mio figlio autistico e quale dei due genitori potesse essere recuperato a recitare il ruolo del “genitore buono”.

Lo psicomotricista doveva insegnarci quali strategie era possibile utilizzare per permettere a Procopio una vita “quasi” normale. Però intanto ci lasciava fuori dalla porta, e la sua “stanza” era molto stretta e lunga, senza specchi unidirezionali dai quali assistere senza essere visti, né tantomeno circuiti audio-video.

Turzo, a un certo punto, ci ha convocati nel suo “studio” senza il bambino e ci ha detto:

“Devo darvi una buona notizia: vostro figlio non è autistico”

Siamo rimasti allibiti. Noi la diagnosi di autismo ce l’avevamo già e l’avevamo già masterizzata.

“Non è autistico” ha ribadito “Ho conosciuto tantissimi autistici. Gli autistici hanno lo sguardo privo di desiderio. Procopio è pieno di desiderio. Ha un ritardo. O – meglio – una immaturità. Secondo me entro qualche mese di psicomotricità riuscirà ad uscirne completamente e a mettersi alla pari con i suoi compagni”

Non capivamo. Ma le parole di Turzo ci riempivano di gioia.
Che bello! Procopio non era autistico e si sarebbe ripreso!

Abbiamo dato fiducia a Turzo ancora un po’. Non moltissimo.  Alla fin fine, vedevamo Procopio sempre contento ma non lo vedevamo progredire. Lo psicomotricista continuava a dire: “La farfalla deve uscire dal bozzolo”, ma continuava a non succedere niente.
Per questo motivo siamo andati su uno dei siti internet in mano ai ciarlatani, autismoalternativo.ov, e abbiamo letto che moltissimi bambini stavano avendo miglioramenti insperati grazie al TEACCH.

Abbiamo contattato la TEACCH Psicologist consigliata dal sito, Nicoletta Venditti (che è stata addirittura allieva e collaboratrice di Cristina Della Morte), la quale è venuta a casa nostra e ha detto:
Il bambino ha tantissime potenzialità, ma non può andare avanti così, senza ausilii e senza strutturazione
Ha dunque fatto costruire una parete tra l’angolo cottura e il soggiorno. La cucina è diventata “semiabitabile”, angusta come un corridoio. La dottoressa Venditti ha imposto a Procopio di svolgere tutti i momenti della giornata in fondo alla cucina, con le persiane abbassate, in modo che niente disturbasse la sua concentrazione.
Questi bambini hanno grosse difficoltà nel canale uditivo” ha aggiunto “Per questi bambini, la voce umana è come un sottofondo: sentono tutti i rumori. Allo stesso modo, lo sguardo umano  è come un particolare insignificante: loro guardano tutto tranne l’uomo. Per questo, anche se Procopio parla, useremo i PECS, ovvero delle immagini. Queste immagini avranno valore richiestivo e sostituiranno completamente il linguaggio parlato. Tanto Procopio è autistico, non potete mica pretendere che parli? A un cieco, pretendete di togliere il bastone?”.
La dottoressa Venditti faceva stare tutto il giorno Procopio chiuso nella cucina piccolissima, a compilare fogli della settimana enigmistica o a infilare bottoni dentro a delle lattine bucate.
Mia moglie mi diceva: “Guarda, è migliorato!”. “Guarda, grazie ai bottoni adesso si tocca i bottoni della camicia… Non se la abbottona da solo, ma è un buon inizio”.

Io cominciavo a nutrire dei dubbi. Mi sembrava di essere andato indietro invece che avanti. Almeno, con lo psicomotricista Turzo, Procopio era contento, costruiva i castelli con i cuscinoni giganti, costruiva gli scivoli di cuscini e si lasciava andare di pancia.
Adesso, invece… il suo sguardo si era come spento. Era diventato privo di desiderio.

Un bel giorno, mia moglie era tutto il giorno al lavoro ed io ero libero. Ho preso Procopio e l’ho portato a fare una passeggiata senza PECS (cosa che la dottoressa Venditti non mi avrebbe mai perdonato). Siamo entrati in macchina e – ogni volta che voleva qualcosa – ho preteso che me lo dicesse almeno con una parola. Siamo andati al lago di Ocopoli e abbiamo passato una giornata bellissima.

Quando siamo rientrati, mia moglie non era ancora a casa. Ho preso tutti i grossi sacchi della spazzatura che avevo e ho messo dentro tutto il materiale TEACCH: le quintalate di immagini, le tonnellate di scatole e scatolette. Ho preso tutto e l’ho messo fuori per la raccolta differenziata della frazione secca.
Aiutato da Procopio (che è autistico, ma che – se guidato – è molto collaborativo) ho rimesso a posto la casa, fino a farla ridiventare una casa normale. Purtroppo non ho potuto recuperare lo spazio e la cucina è rimasta un corridoio, ma mi sono ripromesso che ci saremmo stati il meno possibile. Che sarebbe servita solo da “sgabuzzino cottura”.

Quando mia moglie è tornata, è andata nel panico. Come mi ero permesso di prendere una decisione del genere senza consultarla? E se Procopio ne risentiva? E se aveva una regressione?

Sono bastati solo cinque minuti per farla ricredere: Procopio – ora – finalmente sorrideva. Come non lo vedevamo da tempo.

p.s. Procopio in seguito è veramente molto migliorato e adesso è persino in grado di sostenere delle conversazioni con noi. Ci è riuscito grazie all’ABA di Stato, non grazie alle molte “terapie” miracolose propagandate dai siti-truffa come  autismoalternativo.ov. Non ascoltate le false sirene del WEB e non affidatevi al Dottor Internet! DONATE L’ABA AI VOSTRI FIGLI!

DR. ANTONIO ESTREMISTA – AAO Ovoli

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