OVOLI RINGRAZIA L'ITALIA PER AVERLE INSEGNATO L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA!

Sono molto contento di scrivere ai miei amici Italiani. Io adoro l’Italia e ammiro molto il modo in cui affrontate la scuola e la disabilità!

Sono Aldo Brullo, Dirigente dell’Ufficio Scolastico di Ovoli. Sono stato invitato dalla redazione numerosa e immarcescibile di Autismoincazziamoci per raccontare come – ad Ovoli – abbiamo ristrutturato la scuola seguendo il vostro luminoso esempio.

Prima che approfondissimo le leggi italiane e le applicassimo, nelle nostre scuole imperavano gli psicomotricisti. Ma le cose non andavano bene, e lo dicevano i numeri. I numeri dicevano che sempre più autistici arrivavano all’adolescenza in uno stato talmente compromesso che era necessario imbottirli di psicofarmaci.

La svolta si è avuta quando mi sono interessato all’Italia e ho portato le vostre straordinarie usanze nel mio Comune.

Il primo mio motivo di interesse verso il vostro paese è stato il suo clima. Desideravo moltissimo visitare l’Italia per il mare, il cielo, le ragazze, il mandolino e la pizza.

Ma, come sapete, il viaggio da Ovoli all’Italia è ai limiti dell’impossibile: bisogna avere una conoscenza approfondita dei Salti nell’Iperspazio e delle macchine per cucire.

Però, grazie ad Internet, ho imparato che in Italia esiste una cosa chiamata integrazione scolastica.

Ho acquisito – da internet – tutte le informazioni possibili su questa “integrazione”, ho letto la vostra fantastica “legge 104“, le norme applicative di quella legge, i Decreti del Presidente della Repubblica, le Sentenze etc etc e ho pensato: “L’Italia è un paese straordinario!!!”.

Grazie a voi, sono riuscito ad organizzare – nel mio Comune – una specie di Integrazione Scolastica. Dico “una specie” perché io non sono mai stato nella vostra bellissima terra e – quindi –  non posso conoscere con precisione come avete attuato – nella pratica – le vostre bellissime leggi, ma sono sicuro che – quando abbiamo compiuto l’Integrazione Scolastica ad Ovoli – abbiamo fatto la duemilesima parte di quello che avete fatto voi.

Prima qui avevamo i bambini disabili nelle scuole – questo sì – ma non erano integrati. I bambini normali stavano nelle classi e i bambini disabili se ne stavano nell’aula di sostegno insieme all’insegnante di sostegno.

Ma non si fa così l’integrazione! Lo scopo della scuola è far stare i bambini disabili con i bambini normali e creare rapporti tra gli ugualmente e i diversamente abili.

Sono sicuro che per voi è normale e che vi riesce facile, ma noi non l’avevamo capito! L’abbiamo capito grazie alle vostre leggi!

Come ho detto, prima che io conoscessi l’Italia, per tutte le disabilità – nessuna esclusa – era indicata la psicomotricità e nelle nostre scuole lavoravano moltissimi psicomotricisti!!!
Se devo essere sincero, ho sempre avuto dubbi sulla psicomotricità: mi chiedevo come delle disabilità serie come l’Autismo (per esempio), come l’ADHD, come la Distrofia Muscolare potessero essere trattate con la psicomotricità. Che c’entra una disabilità grave con i coni, le palle enormi e i cuscinotti?

Una volta avute in mano e studiate le leggi italiane, ho immediatamente convocato nella sede dell’Ufficio Scolastico questi personaggi. Ho detto:

“Ragazzi, dobbiamo farci un esame di coscienza e dobbiamo cambiare le cose. Voi potete anche continuare a lavorare per la Scuola, ma non potete più lavorare con i bambini disabili. Potete fare i “laboratori espressivi”, potete organizzare gli spettacoli teatrali… potete fare tantissime cose. Però il vostro stipendio deve essere dimezzato, perché dobbiamo trovare le risorse economiche per trattare i bambini disabili. I bambini disabili non devono andare a marcire nei centri diurni imbottiti di psicofarmaci: i bambini disabili devono venire a scuola, e la scuola deve garantire un trattamento efficace!!!”.

Gli psicomotricisti, allibiti, non avevano la forza di contraddirmi (anche perché avevo schierato la Polizia Locale in armi).

“Per esempio” ho continuato “I bambini autistici devono avere un trattamento intensivo di almeno venti ore alla settimana (e mi mantengo basso). Come facciamo a garantire questo trattamento, se dobbiamo pagare voi?”

Dagli psicomotricisti si è levato qualche timido segnale di protesta.

“Chi non è d’accordo con la riorganizzazione, se ne può andare in mobilità al 7o per 100 dello stipendio, ma solo per 4 anni”.

Spero che siate d’accordo. Potevo mai dar retta agli psicomotricisti?
Mi ero divorato un altro documento italiano:  le “Linee guida per l’autismo” della SINPIA, e lì si parlava chiaramente di “trattamento intensivo di tipo cognitivo-comportamentale”. Non potevo continuare a tenermi gli psicomotricisti!!!

Però, dal momento che io non sono una bestia e che capisco che la gente deve pur lavorare, mi sono preoccupato per loro. Ho organizzato corsi per guida turistica, corsi per aiuto cuoco, corsi per aiuto idraulico, corsi per aiuto elettricista e ho detto agli psicomotricisti:

“Fatevi questi corsi, così vi riconvertite, andate incontro al Mercato e potete ancora trovare lavoro”

Fornire un trattamento precoce e intensivo ai bambini disabili gravi e – soprattutto – un trattamento cognitivo-comportamentale basato su ABA ai bambini con autismo (la disabilità più bistrattata di tutte nella scuola ovoliana del tempo) è stato fondamentale. Si è avuta chiarezza. Ci siamo sentiti eticamente a posto e non abbiamo più avuto rimorsi.

Questo grazie a voi! Alle vostre magnifiche leggi!!!

Da voi abbiamo imparato a fare bene il PEI e il PDF, a gestire al meglio la documentazione (che è fondamentale perché un progetto funzioni). Da voi abbiamo imparato (mica lo sapevamo, prima!) che l’alunno disabile è di tutto il Consiglio di Classe e che l’Insegnante di Sostegno è un insegnante della classe!

Non ci crederete, ma  – prima di adottare la legislazione italiana – ad Ovoli l’alunno disabile era considerato alunno dell’Insegnante di Sostegno! E’ grazie a voi che abbiamo capito che non deve essere così, che l’insegnante di sostegno è solo la pedina “specializzata”, ma – perché l’integrazione funzioni – c’è bisogno di tutta la scacchiera.

Ma la cosa che più ci ha cambiato la vita, quando studiavamo e cominciavamo ad applicare le leggi italiane sulla disabilità, è un concetto che abbiamo letto da più parti:

La scuola italiana è la scuola dell’integrazione. “Integrazione” non significa integrare i disabili con i compagni, ma integrare i bambini normodotati con l’alunno disabile.

Sulle prime, non riuscivamo a capire il significato di questa frase. Ci siamo scervellati.

Poi – improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno – abbiamo capito, e ringraziamo le vostre stupende leggi per avercelo fatto capire.

La scuola dell’integrazione, la scuola dove ci sono quelli che – una volta – noi chiamavamo handicappati, E’ UNA RISORSA PER TUTTI I BAMBINI NORMODOTATI.
E’ UNA RISORSA PRINCIPALMENTE PER I BAMBINI NORMODOTATI!

I bambini “normodotati” possono apprezzare la diversità, possono inventarsi linguaggi condivisi, possono imparare il linguaggio dei segni, possono imparare il linguaggio della Comunicazione Alternativa e Aumentativa… I bambini normodotati, integrandosi, possono crescere e – crescendo – arrivare a capire profondamente chi è diverso da loro.

E’ questa la grande lezione che ci avete insegnato. GRAZIE, ITALIA!

ALDO BRULLO

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1 Commento

  1. michele scirocco

     /  21 febbraio 2014

    Volevo ricordare agli Amici di Ovoli che noi Italiani abbiamo preso spunto dalle Linee guida galattiche per autostoppisti…..abbiamo tratto molto giovamento sopratutto dalla scritta DO NOT PANIC… riportata caratteri cubitali sulla copertina.

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