LA DISINTEGRAZIONE SCOLASTICA IN PRIMA ELEMENTARE

Un’insegnante di sostegno poco “sostenuta” ci ha inviato la sua incazzatura, che volentieri pubblichiamo.

Oggi ho urlato disperatamente, mettendo fuori tutta la mia voce da soprano per la quale ho studiato anni e anni.
Ho preso una palla al balzo e ho sbottato.
Durante il corso dell’anno, ho cercato di convincere in tutti i modi le mie colleghe affinché fosse programmata e attuata una qualsiasi attività integrativa per l’alunno autistico che seguo, ma ogni battaglia è stata persa… ho fatto quello che ho potuto.

Il mio piccolo alunno autistico è in prima e per lui ho creato un angolo con giochi e materiale utile. Venerdi’ mi sono assentata e – al ritorno – ho trovatoun enorme cartellone coloratissimo, messo proprio di faccia al bambino fino a raggiungere il livello del banco.

E’ nata una accesa discussione. Il cartellone era “un’analisi statistica” e mi è stato detto che lui ha partecipato! Cosa impossibile!
Nessuno ha pensato che fosse un enorme distrattore.

Poi, nel momento in cui ho riferito alle colleghe che per l’anno prossimo si sarebbero dovute programmare attività in piccolo gruppo, sfruttando soprattutto le discipline trasversali e che quest’anno non è stato fatto nulla, mi è stato risposto che loro “hanno la classe” e poi lui fa autointegrazione quando si siede qualche volta a merenda vicino a un compagno con cui riesce un po’ a interagire.

Senza contare che venerdì – quando mi sono assentata – volevano chiamare la madre per farlo venire a prendere prima, anche se il bambino, purchè impegnato in un’attività, è tranquillissimo (altrimenti ciondola).

Per favore, aiutatemi ad aiutare questo bambino, che tra l’altro ha buone potenzialità.

Forse mi considerano una rompiballe, ma a me sembra che parliamo due lingue diverse: io parlo di diritti del bambino e loro mi rispondono come se dovessero farmi un favore personale, un favore che non sono riuscite a farmi perché si era in prima… con tutte le rogne che la prima comporta.

Io questa prima l’ho aiutata, ho contribuito. Invece il piccolo è rimasto cio’ che era: un isolato !

C.

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3 commenti

  1. francesca

     /  7 giugno 2010

    Dal momento che sei contitolare della classe, proponi un progetto di integrazione in cui i ruoli sono invertiti, tu insegni alla classe e la maestra curricolare segue il bambino. Presentalo in primo luogo alla neuropsichiatra, con il suo favore, una lettera scritta in cui dice che questo è necessario per il bambino non farebbe nemmeno male… presentalo poi alle maestre, se non basta al preside, se non basta ai genitori nella riunione di inizio anno(sì anche loro possono e debbono dire la loro sulla programmazione)
    Serve perchè:
    1) la maestra impara a conoscere e a saper gestire il bambino anche quando non ci sei.
    2) impari a conoscere e a valutare i bambini della classe. Altrimenti che senso ha quando firmi la “pagella”?
    3) è di per sè un fattore di integrazione in quanto ti qualifichi rispetto agli altri alunni maestra della classe e non solo del disabile. Allo stesso tempo il bambino disabile, è un po’ “meno diverso dagli altri” se anche a lui insegna ogni tanto la maestra curricolare

    In bocca al lupo
    Francesca

  2. antonela

     /  30 maggio 2010

    la mia figlia e di 4anni incarcerata in una stanza di una scuola di perugia.Dico incarcerata perche tutti santi giorni eu porto la bambina a scuola ,come tutti,e l,insegniante di sostegno per la sua comodita e perche e una incapace chiude la bambina da sola in una stanza.In prima elementare nella stanza non era nessun gicatolo ho portato io giocatoli.adesso e in 4 elem,niente cambiato.ho provato di parlare con il suo doctore,non i frega niente!non mi crede nessuno,ho voluto transferire ,non ho potuto, una vergonia.La mia unica speranza e che un giorno DIO paghiera per il male fato sia alle maestre,insegniate di sostegno e doctori,verano puniti di Dio ,almeno io spero

  3. Emanuele Fuffa

     /  26 maggio 2010

    Fai subito presente la cosa alla famiglia se collabora…altrimenti ai responsabili Umee (o non so come si chiama da voi “Unità multidisciplinare” dell’ASL…se collaborano…se non collabora nessuno..ti conviene prendere un antidepressivo…perché altrimenti qui ci viene voglia di rompere il muso a qualcuno.
    Queste cose succedono a tutti, o quasi. Nella migliore delle ipotesi trovi una famiglia con voglia di fare e qui si riescono a mettere i atto molte cose…non ultima quella di fare il scrificio e chiedere di far cambiare la classe al bambino (noi abbiamo dovuto risolvere con una permanenza in terza primaria…oggi la situazione è idilliaca!!!!).
    Quello che domando sempre: un centro medico specializzato…esiste…lo ha in carico???? il dirigente scolastico collabora?…
    Emanuele

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