COSA FARE QUANDO I TRATTAMENTI PER L’AUTISMO NON FUNZIONANO

Applied-Behavior-Analysis Pubblico un brano che io giudico interessante e che ho trovato su ABOUT.COM
La mia amica Mariana Aguirre si è prestata a tradurlo (grazie mille!).
Credo che siano importanti soprattutto le “domande da fare al terapeuta” quando l’intervento non funziona.
Per il resto… si parla di ABA fatto in una scuola pubblica (negli USA)… cosa che in Italia purtroppo è una chimera.
(G.P.)

 

Una nonna molto preoccupata per due gemelli nello spettro del’autismo scrive:

DOMANDA: I bambini non ricevono altro che attenzione dai medici e dalla scuola, seguono una terapia che in qualche modo si collega al lavoro de B.F. Skinner. Mi pare che la procedura si chiami ABA.
Quando ho passato un poco di tempo con mia figlia quest’estate, la consulente ABA ha detto a mia figlia che i gemelli andavano ‘benissimo’.
Le ho chiesto di spiegare questo ‘benissimo’, e le ho detto che erano rimasti seduti durante la sessione di 45 minuti, ma senza reagire. Questo dopo mesi di lavoro.

RISPOSTA: Ovviamente, la nonna si riferisce a Applied Behavioral Analysis, il ricercatissimo e rispettatissimo trattamento per l’autismo. Il fatto che la tecnica sia validata, comunque, non significa che tutti i terapisti ABA siano uguali, né che tutti i bambini rispondano bene ad ABA.
Se un genitore vede che il proprio bambino con autismo non risponde aa ABA (o a un altro trattamento), ma il terapeuta (o insegnante) insiste che tutto va bene, può darsi che sia tempo di considerare un cambio di terapeuta – e/o di terapia. Le domande da considerare sono le seguenti:
1) Quali sono vostre mete per il mio bambino, posso vederle per iscritto?
2) Come valuta il progresso? Posso vedere le valutazioni?
3) Se la tecnica non funziona, come aggiusta il suo approccio per intonarsi ai bisogni del bambino?
4) Ha provato tecniche complementari per aiutare al bambino a imparare a comunicare? Ad esempio, se è non-verbale, usa PECS, tastiere o altri metodi?
5) Come rinforza i comportamenti positivi e i miglioramenti? Dà al bambino un poco di cibo o è capace di dimostrare approvazione in una maniera che abbia un significato per il bambino? (cioè “riesce a utilizzare il rinforzo sociale?”)
6) Come pensa di aiutare al bambino a generalizzare quello che impara durante la terapia? Se può dire solo ‘bottone’ quando gli dà un bottone e poi una caramella per aver parlato, é improbabile che lo dica in una situazione naturalistica.

Se il terapeuta o insegnante di vostro figlio non può darvi una riposta soddisfacente a queste domande o si rifiuta di mostrarvi le mete e valutazioni, è tempo di agire.

Se la terapia viene somministrata in una scuola dello Stato, sarà meglio convocare a un colloquio IEP. Se la terapia è privata o fuori scuola, è tempo di parlare col capo del terapeuta, dare un elenco scritto delle vostre preoccupazioni, e insistere su una risposta.
Se, dopo che avete agito in questo modo, non riceve risposta, è tempo di andare avanti. Se decidete di prendere azione legale contro la scuola o il terapeuta, non è necessario troncare il trattamento. Ci sono molte terapie anche se decide di non fare esperimenti con l’intervento biomedico.

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1 Commento

  1. mammam

     /  2 ottobre 2011

    Io personalmente non chiedo mai se le cose vanno bene, è una domanda inutile. Se vanno bene, i genitori lo sanno e se c’è un problema, anche.
    Devono essere i genitori a dire “Questo non va, il motivo è questo, bisogna cambiare direzione, in questo senso”.
    Chi lavora per noi non ha e non avrà mai la nostra motivazione. Dobbiamo studiare, imparare a prendere i dati e a studiarli.
    Gli obiettivi dobbiamo porceli ma, anche in questo caso, io non chiedo mai quando certe succederanno o se succederanno.
    Un bambino autistico ha uno sviluppo atipico, il che significa che non abbiamo alcun elemento che ci permetta di prevedere come sarà tra un anno.
    Uno psicologo che da una risposta del genere dice qualcosa che non sa e non sarebbe professionale da parte sua.

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