E’ COSI’ DIFFICILE AMARE LE PERSONE DISABILI?

imm_fondo_disabili Ci siamo incontrati una settimana fa per parlare del futuro dei nostri figli. Abbiamo scoperto che in gioco non c’è solo il loro futuro. Ma la vita di tutti, perché è il nostro modo di ESSERCI che deve cambiare.

Il sistema su cui si è basata fino ad oggi la gestione quotidiana delle persone disabili sta fallendo miseramente perché è l’approccio che è sbagliato. Non possiamo continuare a comportarci fornendo alle persone con disabilità un assistenzialismo che in realtà abbiamo visto che nei prossimi anni rischia di non essere garantito a nessuno perché questo sistema capitalistico che gestisce anche la disabilità sta fallendo. Creiamo strutture ma senza pensare ai veri bisogni delle famiglie : e se i genitori giunti alla fine della loro vita muoiono  e in un non più remoto futuro dovessero finire i soldi voi di queste persone che cosa pensate di farne? Perchè è questa la domanda.

Pensate di fare come nelle scuole dove non ci sono sufficenti insegnanti di sostegno e i ragazzi possono frequentare a singhiozzo e poi è un problema solo delle famiglie? Le famiglie non possono più permettersi di aspettare risposte da chi non ha voglia di darle.

Ma le risposte per fortuna stanno già nascendo. Nascono dai genitori perché sono loro che possono fare la differenza. E non solo lottando e incazzandosi ma coalizzandosi creando realtà vere tangibili, dove i loro figli possono veramente sentirsi partecipi e non cittadini di serie b che… basta che stai bravo e non rompi e allora ti teniamo.

Perché abbiamo visto troppe volte che se non stanno bravi ritornano ad essere un problema delle famiglie.

Signora venga a prendere suo figlio che dà i numeri

Ma se tu non sei in grado di gestirlo io che posso fare? Allora è vero che sono io colui che può veramente FARE. Che nel bene e nel male deve SEMPRE trovare la soluzione.

Sono i genitori che devono creare la vera inclusione e non sentirsi sempre delle cacche che hanno sbagliato a mettere al mondo un figlio disabile. Perché è questo su cui faranno sempre leva quelli che vogliono mantenere il potere sui genitori.

IL CAMBIAMENTO SIAMO NOI.

Basta accontentarci di quello che ci offrono.
Basta pensare che esistono cittadini di serie a e di serie b.
Basta valutare le persone in base al loro status economico.

Perché se pensiamo che quello ce l’ha fatta perché è ricco creiamo nella nostra mente la possibilità che esista IL PRIVILEGIO dal quale sono preclusi gli altri.

Ma i nostri figli sono i primi ad avere la peggio in questo sistema basato sull’economia . I nostri figli non godono di privilegi. Loro sono quelli considerati improduttivi che neanche le compagnie di assicurazioni vogliono pagare.
Loro sono i gravi i meno gravi e i lievemente gravi.  

Non dobbiamo far leva solo sulla pietà ma soprattutto sul fatto che stare con i nostri figli è faticoso ma bello .

Proprio noi che spesso siamo esasperati perché siamo soli: cerchiamo di pensarlo! Non colpevolizziamoli perchè abbiamo un peso terribile: il loro. Le persone con disabilità provano amore anche se pensiamo che siano stupide incapaci rigide anche se non possono camminare correre parlare.

E che gli educatori la smettessero di rivolgersi a loro come se fossero bambini piccoli da sgridare. La smettessero di trattarli come se fossero degli studipi incapaci. Riconosciamo la loro dignità, impariamo a relazionarci con loro in un altro modo. I genitori stanno scoprendo che ci sono persone che hanno voglia di relazionarsi di amare di condividere con le persone disabili e che prendono la stessa diaria (anzi a volte anche meno) di educatori professionisti che urlano strattonano che rispondono al cellulare mentre stanno lavorando che fanno il loro lavoro perché “io di più non posso”.

Ci vuole empatia per lavorare con le persone se no, se devi guadagnare, fai il restauratore di mobili. Oppure addestra i cani. Quelli almeno se fai il dittatore  ti mordono.

Ci vuole rispetto.  Ci vuole dignità ma soprattutto ci vuole amore. Amore per quello che si fa, amore per chi non ce la fa. Vogliamo i figli normali ? Ma che cos’è la normalità? Diffidenza, sfiducia, rabbia, intolleranza? Perché questo è quello che vedo adesso nelle persone NORMALI.

Noi vogliamo uniformare i nostri figli a questa gente? Vogliamo che diventino competitivi che imparino a corrompere a fregarsi l’un l’altro? Che imparino a mistificare a mentire a diventare ipocriti o benpensanti?

I nostri figli non sanno mentire ma sanno perdonare. Sanno perdonare tutti i soprusi che subiscono tutti i giorni. Le risate di scherno le parole pietistiche.
I nostri figli non sono ipocriti : se ti devono dire qualcosa che pensano lo dicono a modo loro ma lo dicono.
I nostri figli non pensano che un nero sia una persona alla quale non stringere la mano. I nostri figli sanno ridere e per questo con il tempo ho scoperto che stare insieme alle persone disabili mi piace perchè loro sanno riconoscere il loro limite mentre noi cosiddetti normali vogliamo essere invincibili, immortali. Mi piacciono le loro stranezze, i loro silenzi un po meno quando si incazzano e fanno volare gli oggetti ma ultimamente vedo che la gente normale si spara per delle idiozie quindi…. Mi piace la loro accoglienza il loro sguardo quando li fai sentire importanti quando ti rivolgi a loro e gli stringi la mano. Mi piace sentire il loro calore la loro umanità  il loro esserci. Mi piace pensare che un domani ci saranno delle fattorie sociali dove queste persone potranno lavorare con dignità secondo i propri talenti e dove altre persone siederanno vicino a loro pensando

mi piace stare qui, con voi mi trovo proprio bene

 

FABRIZIA RONDELLI

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2 commenti

  1. eva maggiorelli

     /  5 ottobre 2011

    mi piace molto il tono e il contenuto di questo ariticolo.
    Per fortuna nella nsotra strada di educatori o terapisti che direbbero “mi piace stare qui” ne stiamo conoscendo diversi.
    quanto alle fattorie sociali o altre esperienza tipo appartamenti “protetti” o altro qualcosa comincia a muoversi anche in Italia..speriamo di poter fare di più

  2. Raffa

     /  4 ottobre 2011

    Anche a me piace essere qui e leggere queste cose.

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