L’ABA nel soggiorno – di Gabriele D’Annunzio (?)

Paga. Su la soglia
di casa non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che frusciano di banconote
ammucchiate.

Ascolta. Paghi
per le valutazioni scarse.
Paghi le neodiplomate
prestate e moderate,
paghi i programmi
ignoranti e zitti,
paghi i conflitti
meschini,
paghi le tutor scadenti,
i materiali in giro raccolti,
i tuoi capelli colti
in ciocche plaudenti,
paghi gli stupidi volti
balzani,
cade danaro da le tue mani
ignude,
i tuoi vestimenti
divengono leggeri,
si annebbiano i pensieri
che l’anima schiude
spaurita,
piange il progetto
di vita
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La tutor siede
su la solitaria
sedia
con un crepitio che dura
e varia nell’aria secondo la stazza
più grassa, men grassa.
Ascolta. Risponde
alla domanda la nenia
del bimbo
che l’immagine banale
non riconosce
né abbina.

E mamma
ha un nome, e papà
altro nome, e il fratellino
altro ancora, denominazioni
incalzanti
con lo stesso tono.

E stanchi
noi siam nello spirto
comportamentista,
di cartonata vita viventi;
e il tuo volto stanco
è molle di sguardi
come una moglie,
e le tue chiome
auliscono come i pini
operantemente condizionati,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

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2 commenti

  1. Grande Papa (Papa subito!) e (ap)plaudo eternamente.

  2. Stupenda

     /  24 dicembre 2011

    Bellissima

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