GIANLUCA NICOLETTI E L’OTTUMAMMA

RIPORTO DA LASTAMPA.IT

Mai in un asilo con disabili. “Mio figlio potrebbe rimanere traumatizzato” A raccontare la vicenda una giornalista indignata dopo aver ascoltato una collega lamentarsi all’ asilo nido

Sono anche io giornalista, anche io padre di un ragazzo con handicap. Riporto senza altri commenti questa lettera  di una mia collega a un’ altra collega…A cui mi piacerebbe tanto presentare mio figlio Tommy. Non ho mai pubblicato una sua foto, lo faccio ora per la prima volta, spero che la veda e si spaventi tanto!!!!  (Gianluca Nicoletti)

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“Sai poverini, non ho niente contro di loro, ma non vorrei che mio figlio nel vederli, rimanesse traumatizzato a vita!”. Così una mamma con un piccolo di due anni da mandare al nido e un asilo proprio sotto casa, ma con la “sfortuna” di trovarsi nello stesso istituto per “bambini handicappati”. A raccontare la vicenda, una discussione ascoltata per caso a pochi passi dalla propria postazione di lavoro, è Silvia Gusmano, giornalista e mamma indignata che manda una lettera aperta a quella che chiama “ottumamma”, che si preoccupa dei bambini “in sedia a rotelle” presenti nell’istituto, prima ancora di chiedersi se l’asilo sia valido, del corpo insegnante e della qualità dei servizi. (da Redattore Sociale)

Uno sfogo a denti stretti, per denunciare apertamente la gravità di certe “scelte educative”. Scrive la Gusmano: “Sono a lavoro e sto scrivendo una cosa noiosa seduta alla mia scrivania, con la porta aperta e poca concentrazione. Sento, a pochi metri di distanza, una collega conosciuta solo di vista raccontare l’ennesimo scandalo degli asili italiani: vogliono mettere il suo piccolo di due anni in un nido che ha il pregio di stare davanti casa sua, ma il neo di trovarsi all’interno di un istituto per “bambini handicappati, molti in sedia a rotelle”. “Sai poverini, non ho niente contro di loro – spiega la collega-mamma -, ma non vorrei che mio figlio nel vederli, rimanesse traumatizzato a vita! Bene o male se avesse dieci anni potrei spiegargli che sono meno fortunati di lui, ma così…”.

Così il trauma è garantito… Ma de che?! – penso – ottusissima mamma-collega: se avesse dieci anni e fosse sempre stato tenuto alla larga dalle sedie a rotelle per non scatenare improbabili traumi e ti vedesse lanciarti in voli pindarici per spiegargli i misteri della vita circa fortune e sfortune degli esseri umani, di certo avrebbe la seguente reazione: ‘Ho vissuto senza questi bambini finora, perché cambiare? Se sono meno fortunati – o meglio, dei totali sfigati – non è certo colpa mia: continuiamo a evitarli’.

Ma lo penso e, vigliaccamente non lo dico. Come pure tengo per me il seguente commento: con tutti i problemi che abbiamo per trovare un nido per i nostri figli (ho un bimbo di un anno e inizio a conoscerli sulla mia pelle), un nido che abbia dei buoni maestri, che sia comodo e vicino casa per risparmiare qualche acrobazia alle nostre frenetiche giornate, tu ottusissima mamma-collega ti preoccupi del “trauma da sedie a rotelle”?

Ti sei informata prima, dell’esperienza del corpo insegnante, di come si mangia, di che livello di sicurezza e affidabilità ha la struttura? Di quanti bambini ci sono? Spero per te di sì e spero che i riscontri non siano stati positivi perché, in caso contrario, verresti promossa all’istante da ottusissima a stra-ottusissima mamma”. E conclude : “Tante cattiverie mi verrebbero in mente da sbatterti in faccia, cara ottumamma, per farti capire la gravità delle tue scelte educative. Cattiverie sull’imprevedibilità della vita che, in tanti casi, ci mette un attimo a spedire su una sedia a rotelle noi o quelli che amiamo e sulle ritorsioni a cui andiamo incontro da vecchie (e già partiamo avvantaggiate noi neo mamme che da tempo abbiamo salutato i 30) se non insegniamo ai nostri figli il valore del rispetto per i più deboli.

Ma poi, sulla rabbia prevale la rassegnazione: perché a un’ottumamma del nostro tempo, che probabilmente ha deciso di mettere al mondo il figlio (e quindi di volergli bene) solo dopo tutte le assicurazioni possibili sullo stato di salute del feto, dovrebbe ora importare di insegnare a quel figlio che malattia, handicap di tutti i gradi e livelli, limiti, debolezze e difetti non sono sciagure occasionali, ma sono ingrediente ahimè irrinunciabile della vita stessa? Perché l’ottumamma, anziché proteggere il suo bimbo dalla vista di quelle che – beata lei – ritiene sfighe degli altri, dovrebbe insegnargli un approccio naturale, leggero e paritario alla diversità?”

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6 commenti

  1. paola clerici

     /  23 febbraio 2012

    è capitato anche me, che dirigo una residenza per ragazzi disabili. le educatrici organizzano da 5 anni ormai la fattoria didattica, (come struttura abbiamo una fattoria con cavalli, asini, manzette, maiali, capre conigli, cani, ecc..) ogni anno almeno 200 bambini passano da noi per fare attività con i nostri ragazzi, che raccontano ai bambini dei nostri animali, cosa mangiano, come si puliscono, fanno loro vedere come si gestisce un orto ; queste attività sono coordinate da educatori , ma svolte dai nostri ragazzi insieme ai bimbi piccoli di materne e prime elementari. contattando le scuole facendo gli incontri preliminari per spiegare ai vari comitati genitori che cosa facciamo e e perchè lo facciamo, mi sono sentita dire più volte, più o meno esplicitamente che i loro bambini era troppo piccoli per entrare in contatto con una realtà tanto scioccante…….!!!!!!!!!!!
    peccato mi viene da dire, peccato che i bambini “sani” non possano usufruire di tutto quello che è bello e divertente!!!!! peccato che questi bambini hanno mamme e papà che evidentemente non lo sanno che il mondo è vario, strano, bello e brutto, facile e difficile….
    Paola

  2. Fede

     /  4 febbraio 2012

    Discutevo stasera con mio marito di questo articolo. Lavoro come psicologa da 15 anni con persone affette da disabilità intellettiva e con le loro famiglie. I miei figli sono cresciuti assieme a loro….non solo attraverso i miei racconti ma sopratutto condividendo alcune estati quando le scuole sono chiuse e ci si può permettere di avere più tempo per giocare assieme in modi diversi e mai pensati. Quindi, stasera mentre parlavo con mio marito, la mia bambina di dieci anni è intervenuta con un commento: “Ma quella mamma non ha capito nulla! non dovrebbero preoccuparsi i genitori dei figli “normali” ma ad avere paura dovrebbero essere i genitori dei bambini disabili che qualche bambino maleducato gli faccia loro del male!” Ancora una volta l’abbiamo guardata…stupiti di come l’infanzia ci faccia sentire tanto stupidi noi adulti!

  3. maurizio66

     /  4 febbraio 2012

    Francamente ho visto fare cose peggiori dai genitori di bambini normodotati . In una 4 elementare quasi tutti i genitori ( 22 su 24 ) hanno firmato una carta nel mese di novembre dove si chiedeva di non far entrare in classe un bambino disabile ad alto funzionamento ( non era autistico ) e di tenerlo tutto il tempo nell’aula di sostegno .

  4. mammam

     /  4 febbraio 2012

    Temo che sia un meccanismo di autodifesa che il resto dell’umanità attua. Non so se c’entra, ma io mi sono sentita dire da colleghi che sto approfittando di loro perchè me ne sto in sede e faccio fare le trasferte agli altri, quindi ho un trattamento da privilegiata (pensa te quanti vorrebbero essere al mio posto e io non me ne rendevo conto). Però ci sono anche degli splendidi esempi di solidarietà nei miei confronti, sempre nella stessa azienda. Io guardo quelli e cerco di non pensare a chi invece si comporta da bastardo, cerco invece di far sapere a quante più persone possibile che tipo di persone sono. Quella è la punizione più giusta per loro, peccato però che non se ne rendano nemmeno conto.

  5. farfallina

     /  4 febbraio 2012

    non so se mi viene più da piangere, e non in senso figurato, per l’ennesima discriminazione contro i piccoli disabili, nessuno di loro escluso

    per il futuro della mia piccola che sarà fra molta gente come quella mamma

    per il figlio di lei, che crescerà pensando di essere migliore e indenne dalle “sfighe” del mondo…

  6. Paperinik

     /  4 febbraio 2012

    Vorrei ricordare a tutti, in particolare a quella madre razzista, che disabili nella vita si può diventare in qualsiasi momento , che anche la persona più sana ed invidiata del mondo può finire su una sedia a rotelle (vi ricordate l’attore di superman).
    Credo quindi che essere educati al rispetto della vita altrui, sia una nostra conquista da trasmettere anche ai nostri figli.
    Anzi sono sicuro che loro, se non influenzati da genitori ottusi e razzisti ,lo imparerebbero in modo molto naturale.

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