NICCOLO’ AMMANITI, PRENDI E PORTA VIA TUO PADRE!!!

niccolo-ammanitiNiccolò Ammaniti è un ottimo scrittore, che ha scritto almeno un grande libro: non parlo del mediocre “IO NON HO PAURA” ma dello straordinario “TI PRENDO E TI PORTO VIA”.

Recentemente, ho pensato a lui in alcune occasioni: prima quando Massimo Ammaniti (suo padre) è andato a Parma insieme ad uno psicanalista americano per un convegno “sull’autismo”, l’altra quando è uscito su Repubblica un articolo con la sua (di Massimo) firma, che inizia con “Se fossi il padre di un bambino autistico”.

La prima cosa che ho pensato è stata: “Ma non lo sei: sei il padre di uno scrittore, e pure famoso. Strunz!”.

L’articolo è la solita boutanade bianchidimontebianchesca, piena di frecciatine al comportamentismo e di luoghi comuni come “chi fa un intervento comportamentale non può intervenire sulla mente, non può intervenire sulla personalità, sull’affettività, sui rapporti interpresonali eccetera eccetera” e concludendo con “…l’ intervento psicoanalitico quantunque non previsto dalle Linee Guida sarebbe fondamentale per sviluppare nel bambino le capacità empatiche e di mentalizzazione che sono particolarmente carenti nell’ autismo”.

Beh, io non vorrei proprio perderci tempo con un individuo simile, ma non dimentico di chi è il padre e non dimentico come gli scontri di generazioni sono in grado di dar vita a un mondo migliore.

Per questo motivo, non voglio rivolgermi al vecchio padre psicanalista, ma al figlio scrittore: Niccolò, tu che hai scritto scene come quella del capellone Graziano Biglia che si tromba la maestra inibita sull’acquascivolo, una delle più belle della storia della letteratura italiana, non puoi essere insensibile alla verità dei fatti: tuo padre ha speso la sua vita propagandando fumo e vendendolo a caro prezzo.

L’autismo ha bisogno di un intervento efficace, i cui risultati siano dimostrati da studii in doppio cieco, e non da seghe mentali. La Behavior Analysis, tanto disprezzata da tuo padre, ha raggiunto risultati che la psicanalisi nemmeno si sogna, in tutti i campi. Semplicemente perché la psicanalisi non può raggiungere risultati, in quanto si basa su aria fritta. Aria fritta perversa.

Per questo, caro Niccolò, ti chiedo di affrontare di persona tuo padre e dirgli chiaramente che è un essere pericoloso. Quindi, di prendere posizione pubblicamente contro di lui.

Chiediti se il benessere della tua famiglia è stato costruito sulla sofferenza altrui, se le persone che dovevano essere aiutate da tuo padre sono state aiutate davvero, se è servito a qualcosa.

E se anche giungerai alla conclusione che a qualcosa è servito, allora accontentati del fatto che a noi non serve. E che anzi ci è dannoso.

Diglielo: “Papà, smettila!

CHE LA FESTA COMINCI!
GIANNI PAPA

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13 commenti

  1. Gianni, ma gli hai scritto davvero a Niccolò? Io lo amo segretamente e deve atutti costi promuovere la causa, anche io adoro di più in assoluto il libro che hai citato e ricordo benissimo la trombata nell’acquascivolo, acquascivolata nella goliardia ho riso fino al contorcimento instestinale da sola… Sono con voi Nicco non puoi assolutamente deludermi!!!

  2. Luca scrive://Programmi che si basano su ‘consequenze condizionate’ e interazioni verbali complesse smettono di essere comportamentali per il semplice fatto che la comprensione teorica di questi fenomeni e’ incompleta (o scorretta) e non in grado di produrre applicazioni.//

    Non sono assolutamente d’accordo, sono più difficili da comprendere ed analizzare,ma rispondono comunque alle leggi del comportamentismo.
    Ed esistono pure applicazioni, che hanno dei limiti,ma che comunque funzionano.

    Sempre Luca scrive:
    //Da un punto di vista applicativo, un programma aba e’ l’imposizione di antecedenti e consequenze che mira a compensare la disabilita’ dell’apprendimento, se non c’e’ disabilita’ o e’ lieve, non c’e’ aba.//

    Ciò è completamente sbagliato,è ciò che tu pensi dell’aba ,non conoscendo l’ABA,ma alcuni programmi basati sull’aba.
    L’aba è una scienza che riguarda il comportamento di tutti noi, anche mentre ci rispondiamo in questo momento.
    Che si usi in modo mirato quando vi è maggior necessità è altro discorso, ma ho appena assistito ad un WS dove si presentavano modelli di insegnamento su disabilità lievi, quindi posso tranquillamente affermare che anche su questo sei in errore.
    E ne ho apprezzato pure i risultati, spesso anche abbastanza immediati.

  3. luca

     /  28 marzo 2012

    Condivido l’intervento di Antonio totalmente.
    La mia opinione e’ che non e’ il caso di diventare paladini della antipsicoanalisi. E io di certo non mi mettero’ a difenderla.
    Meglio non fare crociate ideologiche contro la spremuta di frutta, anche perche’ le spremute piacciono alla gente. Limitiamoci a prendercela con chi vuole prescrivere spremute contro il diabete.

  4. Gianni Papa

     /  28 marzo 2012

    luca: se anche tu avessi ragione (e non lo credo), l’alternativa non sarebbe comunque la follia psicanalitica, semplicemente perché è una invenzione bella e buona senza nessuna base nella realtà scientifica.

  5. Antonio

     /  27 marzo 2012

    Mi piacerebbe leggere una bella indagine, ben fatta (non le solite castronerie giornalistiche in stile sondaggio da spiaggia), su quante persone si dichiarano soddisfatte di una terapia psicoanalitica (conclusa o abortita) e quanti si dichiarano insoddisfatti o peggio. E questo a prescindere da Autismo o Normotipi o altro. La mia personale percezione è che ci si rivolge alla psicoanalisi anche per disperazione e per ignoranza (non si conosce molto circa altri approcci al disagio psichico). A me pare (pare) che una gran parte la valuta molto meno di quel che gli psicanalisti credono che valga. Ora, circa uno dei commenti qua sopra (Luca), la psicoanalisi può essere di aiuto in tante situazioni, a prescindere dalla causa del disagio (autismo incluso), ma questo è ben altro dal discorso su quanto una “terapia” sia ottimale o invece ben poco rispetto a determinate patologie. E’ come dire che bere spremute di frutta tutti i giorni fa bene a tutti, chi più chi meno, e per vari motivi. Altrettanto vero che per alcuni disturbi e per un certo tipo di prevenzione il bere spremute tutti i santi giorni è molto appropriato, mentre rispetto ad altre situazioni di salute o ad altri intenti preventivi, questo bere spremute tutti i giorni non è un male ma non cambia nulla di sostanziale. Non vorrei farla troppo lunga…

  6. luca

     /  27 marzo 2012

    Io penso che Chomsky essenzialmente avesse ragione.
    Il comportamentismo e’ ancora lontano dalla comprensione di comportamenti in larga parte sotto il controllo di antecedenti e consequenze verbali.
    La popolarita’ fra i comportamentisti della RFT ne e’ la prova.

    Programmi che si basano su ‘consequenze condizionate’ e interazioni verbali complesse smettono di essere comportamentali per il semplice fatto che la comprensione teorica di questi fenomeni e’ incompleta (o scorretta) e non in grado di produrre applicazioni.

    Da un punto di vista applicativo, un programma aba e’ l’imposizione di antecedenti e consequenze che mira a compensare la disabilita’ dell’apprendimento, se non c’e’ disabilita’ o e’ lieve, non c’e’ aba.

  7. Gianni Papa

     /  26 marzo 2012

    Luca, hai un concetto molto limitante di “intervento comportamentale”: per te è solo il DTT di Lovaasiana memoria? Forse dovresti studiare 🙂

    Ma comunque, al di là di qualunque considerazione sull’intervento “comportamentale”, rimane il fatto che la psicanalisi è cialtroneria bella e buona che non merita alcun distinguo.

    E sono sicuro che questo Niccolò Ammanniti lo sa.

  8. luca

     /  26 marzo 2012

    invece secondo me l’articolo offre occasioni di dialogo e non solo di scontro.

    Ammaniti dice che nei casi senza o con lieve disabilita’ intellettiva la psicoanalisi potrebbe aiutare. Perche’ no? di sicuro in quei casi l’intervento comportamentale puo’ fare poco.

    Inoltre Ammaniti riconosce la base biologica senza esitazioni.

    Fa anche riflettere sul problema diagnostico. La diagnosi di autismo copre casi troppo disparati. Che senso ha dare la stessa etichetta a individui che rispondono a trattamenti completamente diversi?

  9. Gianni Papa

     /  26 marzo 2012

    confido sul conflitto generazionale

  10. eva maggiorelli

     /  26 marzo 2012

    ma non era sull’acquascivolo…erano alle terme di saturnia …quelle naturali con le cascatelle nel bosco!

    concordo con te sul libro, quando ho voglia di pensare ad altro è uno dei libri che rileggo volentieri…

    sul resto non non ci spero troppo..che vuoi che gli freghi, a lui come a tanti altri che non vivono il problema e che non sono in grado di capire quanti luoghi comuni e str. varie girano sul tema!

  11. Gianni Papa

     /  24 marzo 2012

    E’ uno psicanalista: tanto basta. Ciuccio e presuntuoso.
    Un Niccolò Ammaniti difensore della verità in un epico scontro generazionale con il padre sarebbe un’ottima cosa e gli farebbe anche vendere più libri!!!

  12. lellalilla

     /  24 marzo 2012

    Gianni Gianni….sempre esasperato nei toni ma come non darti ragione? Ieri ho letto l’articolo, e la sera ho sentito il bisogno di rispondere al giornale (ti invio risposta privatamente). Però voglio dire che Ammaniti a me non pare un fanatico anti scienza, piuttosto un ignorante in materia. O no?

  13. michele scirocco

     /  24 marzo 2012

    //tu che hai scritto scene come quella del capellone Graziano Biglia che si tromba la maestra inibita sull’acquascivolo, una delle più belle della storia della letteratura italiana//…… pensavo più a riviste riviste di psicanalisi….. ops volevo dire riviste spinte

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