FRONTEGGIARE LA NOSTRA VULNERABILITA’

kryptonite_evolution-mini-5Riceviamo e pubblichiamo (G.P.)

E’ molto probabile che in questo tempo di crisi, molte delle nostre famiglie devono fare i conti con il mantenimento del lavoro e, quando questo gli riesce, anche con il problema di arrivare a fine mese.
Ciò fa avvertire ancor più pesantemente la condizione di vulnerabilità che viviamo a causa della disabilità con cui facciamo quotidianamente i conti.
Si fa strada sempre più un sentimento di sfiducia nelle Istituzioni, incapaci di dare a tutti quei servizi basati sull’analisi comportamentale che, così come indicato dalle recenti (e contrastate) Linee Guida sull’autismo, vengono considerati di prima scelta per l’educazione dei nostri giovani.
Sfiducia che investe le Istituzioni nazionali, incapaci di emanare quei Livelli Essenziali di Assistenza che dovrebbero garantire uguale trattamento in tutta Italia per i nostri bambini; i servizi di Neuropsichiatria infantile che forniscono nella maggior parte interventi risalenti all’organizzazione degli anni ’80, incapaci di rispondere ai nuovi bisogni di cui siamo portatori, come il cambiamento rapido della nostra società richiederebbe; le istituzioni scolastiche, incapaci di offrire la benché minima continuità educativa (quando va bene ed una qualche forma di intervento educativo venga garantito); le istituzioni locali che non sono state in grado di realizzare welfare locali davvero partecipati a tal punto che in alcuni casi sarebbe stato persino meglio che i Piani di Zona fossero rimasti dei semplici atti amministrativi (più veloci ed economici); le associazioni di genitori, che con le loro scelte miopi si sono limitate ad avanzare richieste attinenti il loro “particulare” spesso anche a danno di altre iniziative di altri genitori, ecc.
Come riconquistare partecipazione ed autorevolezza in tempi in cui siamo tutti pronti a cercare il politico di turno magari sperandone di ottenerne i benefici cui ambiamo, anziché farci cercare da loro per quanto siamo in grado di offrire alla collettività?
Come farlo in tempi in cui ognuno ha paura che se partecipa qualcun altro non previsto, non ben conosciuto, alle proprie attività magari gli sfascia il giocattolo che con tanta fatica ha tirato su?
Se non è autoreferenzialità, allora occorre dire che la paura del nuovo, del diverso attanaglia anche noi. Anche se a parole non lo ammetteremmo mai. Pronti come siamo a parlare di inclusione, accettazione, ecc.
Sogno un brainstorming con persone di buona volontà, in tutta Italia, magari questa estate. Ho bisogno di ascoltare altro. Di vedere altre esperienze. Di confronto attivo e produttivo su quali interventi possiamo pensare ed attivare nei diversi territori per fronteggiare la nostra vulnerabilità.

NELLO POMONA

GUARDA L’ARTICOLO “RACCONTATO” DAI CANDIDATI ALLE ELEZIONI USA 2012

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1 Commento

  1. concordo su tutto … ma che cos’è un bainstorming? vuol dire che ci incontriamo? 🙂 molto interessante come proposta .

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