BICICLETTE E CENTRI DIURNI

90579680-stationery-spinning-exercise-bike-gettyimagesRiceviamo e pubblichiamo, dalla mamma di un giovane ragazzo autistico, un finissimo e cesellato colpo di pugnale che coglie pienamente più di un obiettivo (G.P.)

Una questione che mi ha sempre colpita durante le riunioni di condominio è l’atteggiamento di alcuni “condomini” di vecchia data nei confronti dei nuovi arrivati. Ad esempio sulla questione delle biciclette mi è capitato di sentire gli storici  abitanti del caseggiato rimproverare i nuovi arrivati di non adeguarsi al regolamento che prevede che tutti si portino le biciclette in casa propria non trovando spazi adeguati all’interno del condominio.

In realtà essendo stati loro stessi obbligati a farlo anni prima ritengono che tale questione debba essere affrontata allo stesso modo anche per coloro che abitano ai piani alti.

Ritengono che pur trattandosi di una richiesta disumana che a loro è costata fatica e frustrazione debba essere replicata e che tutti ci devono passare.

Ritengono che tale fatica debba essere espletata pur esistendo un regolamento comunale che prevede che in tutti i condomini debba essere garantita la possibilità di parcheggiare le proprie biciclette.

Io tutto questo lo trovo assurdo :  invece di trovare una soluzione alternativa  sembra che per qualcuno sia più logico far ripetere la stessa devastante esperienza.

Immaginiamo questi poveri cristi che stanno salendo le scale con le bici sulle spalle : uno due tre piani… ci sono case a Milano che hanno anche 8 piani… mica tutti i proprietari di biciclette abitano ai piani bassi .. e mi chiedo : ma perchè devono farlo?

Quando mi confronto con quei genitori che – siccome i loro figli vanno nei centri diurni – si trovano bene e mi dicono “ci sono passato anch’io.. perché tu non ci dovresti andare?”… mi sento un po come in quel condominio.

Spesso mi sento ripetere: all’inizio anche mio figlio aveva delle difficoltà, sono impazzito a girare come una trottola per trovare un posto adeguato, mesi di inferno… non ci voleva andare, piangeva… poi piano piano si è abituato… Vedrai che anche il tuo – quando troverai il posto giusto – si abituerà…

Suona come una condanna.. tutti ci abituiamo a qualcosa.

Però chiedo: ma non esiste altro per i nostri figli? O prendere o lasciare?

E la Convenzione Onu che dice in proposito? Dice che li dobbiamo mettere tutti nello stesso posto a fare delle belle cose però solo per persone con disabilità?

Questa rassegnazione mi ferisce più di ogni altra cosa: non riuscire a vedere dei genitori che combattono per il futuro dei loro figli per creare progetti innovativi che possono rispondere ad esigenze diverse, che vogliono vedere i loro figli interagire con il territorio e con il mondo.

I centri diurni non chiuderanno mai: ci sono troppi interessi che ci girano intorno.

tandemCosta molto affermarlo, ma è così: sono luoghi sicuri che garantiscono che le persone con disabilità non vadano troppo in giro a disturbare. Doloroso ammetterlo.

Noi, invece,  dovremmo andare in giro a fare cultura dell’integrazione a spiegare alla gente normale che i ragazzi con disabilità non mordono,  che non sono infettivi  e che metterli in un bel posto a fare dei bei LAVORETTI non è l’UNICA soluzione al problema.

Tutti noi abbiamo la nostra bella bicicletta sulle spalle: qualcuno addirittura si porta anche il tandem.

Costruiamo insieme un bel cortile dove mettere le nostre biciclette, troviamo delle alternative che ci permettano di valorizzare questo mezzo meraviglioso! 

F.R.

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1 Commento

  1. eva maggiorelli

     /  22 maggio 2012

    questo è un po’ il mio cruccio e il anche mio sogno per il futuro di mio figlio.
    non ho niente contro i centri diurni se questi non sono parcheggi, ma vi si fanno seri percorsi di ribailitazione individuale
    e i ragazzi fanno attività interessanti e utili…
    ( e già trovare questo non è affatto facile!)
    ma vorrei pensare a centri più aperti verso la società, in cui si tentino percorsi di inserimento lavorativo, integrazioni in gruppi sportivi o di interesse…
    mio figlio ha 12 anni e so che non potrà mai essere del tutto autonomo, non mi pare giusto neppure la soluzione di tenermelo sempre a casa ( neppure a fare il miglior aba del mondo…) quando
    finirà la scuola ma allo stesso tempo quello che vorrei per lui è tutto da costruire, magari partendo da quei pochi esempi virtuosi che ci sono in Italia e all’estero ( prob. più all’estero che in italia….)

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