PARENT TRAINING? AGLI ALTRI!

601494_3996864530811_1007528639_nChi ha un figlio con autismo (un figlio disabile in generale, ma un figlio con autismo in particolare, perché i figli con autismo – seppur belli e profumati – sono con quelli con il comportamento sociale più inadeguato e quelli i cui genitori soffrono maggiormente lo stress)… Dicevo: chi ha un figlio con autismo sa benissimo cosa significa andare – all’uscita dalla scuola – a prendere il proprio figlio tra l’indifferenza di tutti, guardare le altre mamme che si salutano, che progettano pomeriggi insieme e prendere il proprio bambino che non ti racconta com’è andata, che non ti parla e – se parla – ripete suoni o frasi ma non parla con te…

Dicevo: chi ha un figlio con autismo sa cosa significa.

Chi invece è un professionista e deve insegnare a un genitore che ha subito l’umiliazione di vedere gli inviti per i compleanni attaccati sulle porte degli armadietti di tutti i bambini tranne che del suo, dovrebbe conoscere questa situazione. Eppure… chi non la vive non ci pensa.

Allora che fa il professionista che deve insegnare al genitore? Allena il genitore a gestire i comportamenti problema, a fare delle sessioni super-strutturate di insegnamento.

Il genitore diventa un super-esperto di ABA e si confronta con gli altri genitori con autismo su internet. Genitori che vivono nelle parti più disparate del mondo. Mai vicino a lui…

E anche quelli che vivono vicini… non c’è mai modo di vedersi… e poi vedere i figli autistici degli altri mette una tale tristezza!!!

Insomma: quelli a cui dovrebbe essere diretto, il parent training, non sono i genitori degli alunni con disabilità, ma quelli dei compagni di classe.

Come? Potete suggerirlo voi. Oppure… ve lo racconterò io.

Punto.

Federico Antunes De Coimbra
redattore n. 3003039499 di Autismoincazziamoci

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6 commenti

  1. vanessa

     /  3 gennaio 2013

    Io mi ritrovo perfettamente nella scena descritta da gianni, il momento dell’uscita da scuola è il più angosciante, ma ammetto che sono anche io ad essermi isolata e se il gruppetto delle mamme in chiacchiera mi si avvicina, vorrei scappare tanto non sopporto di sentir parlare di str….ate (i troppo compiti, la matita rossa che è sparita dall’astuccio, l’allenamento di calcio troppo pesante, il catechismo alla domenica anticipato di mezz’ora). Sinceramente non mi è mai successo che sfacciatamente invitassero tutti i bimbi tranne il mio, ma le feste sono una tale tortura che ne faccio volentieri a meno. Il parent training a noi non è servito a nulla (spesso sono organizzati da psicodinamici che lavorano affinchè tu accetti la tua sfiga e le tue colpe) mentre per gli altri genitori basterebbe che stessero zitti e non si permettessero di giudicare e di dare consigli tipo “ma lo hai portato sui cavalli?”; purtroppo è molto difficile quando si continuano a propinare idee fuorvianti sull’autismo e il suo trattamento e certi genitori vanno a fare i pupazzi per scopi commerciali e alimentare la lacrima facile nei teatrini televisivi

  2. Giulia Bianchi

     /  2 gennaio 2013

    Io invece mi sento fortunata per aver letto questo post (che condivido pienamente) e i commenti delle mamme con figli nello spettro proprio nel momento in cui provo, più forti che mai, i sentimenti di marginalità, isolamento e sconforto di cui parlano. Fa bene sapere che non siamo soli e spero, prima o poi, di riuscire a trovare come Stefania genitori nella mia condizione (in famiglia siamo 4, papà non diagnosticato ma sospetto neurodiverso, mamma più neurotipica del papà ma non troppo, bimba diagnosticata HFA e bimbo neurotipico).

  3. mammam

     /  23 dicembre 2012

    Ma perchè, anche se vi invitassero tutti i giorni alle feste… ci andreste? Io no, perchè per poter seguire mio figlio e lavorare sto togliendo ore al sonno e pulisco casa ( se va di lusso ) una volta a settimana. Non vado dal parrucchiere da 4 mesi. Non ce la faccio proprio a pensare anche a questo e quindi… se la godessero loro che possono e che lo facciano anche al posto mio. Sarebbe un peccato da parte loro se non lo facessero.

  4. stefania

     /  23 dicembre 2012

    quanto sono vere queste parole! Ogni santo giorno andare davanti a scuola e vedere tanti genitori che parlicchiano tra di loro,guardandoti dalla testa ai piedi,pensando che veniamo chissà da quale pianeta è davvero triste…! Sapere che tuo figlio viene chiamato “scemo” dai suoi compagni anche se piccoli e aver la voglia di andare da quei furbi di genitori che credono di essere al centro del mondo, e che non si rendono invece conto della fortuna che hanno a dover pensare a cosa fare al parco quel pomeriggio,o dove andare la sera, o a casa di chi, noi invece, dobbiamo “combattere” tutti i giorni per i diritti dei nostri figli, per riuscire a stare al parco un pomeriggio, per superare lo stress quotidiano che grazie a tante persone diventa il pane quotidiano. L’autismo è davvero da “combattimento” come cita questo sito!! Piano piano ti istruisci,ti agguerrisci (e devi farlo xottenere i tuoi diritti,devi farlo per vivere nella società), poi impari a combattere giorno xgiorno cercando di farti le ossa;ma purtroppo sono ancora tante le sconfitte sul ring della nostra vita, bisogna imparare a non farsi mandare KO,specialmente per i nostri figli. Per quanto riguarda il parent training, noi )io e mio marito) lo stiamo frequentando e sinceramente non me ne dispiace. E’ vero che ci propongono tabelle, terapie ecc.. con strumenti che ci danno in mano, senza neanche spiegarceli troppo,dicendoci tipo in chiesa: “andate in pace”…ma un lato positivo lo vedo: abbiamo conosciuto famiglie nella nostra stessa situazione e abbiamo incominciato a frequentarci al di fuori anche con i nostri figli. Ci si sente meno soli a parlare con persone che non ti guardino come se stessi parlano in chissa quale lingua.

  5. valeria

     /  23 dicembre 2012

    E’ verissimo , ma mi rendo conto che anche noi genitori di bambini autistici siamo difficili da “gestire”..diventiamo anche noi un pochino autistici e chiusi in noi stessi…i genitori normodotati sono in grado di intessere normali relazioni sociali tra adulti..io dopo 7 anni mi rendo conto che forse non sono in grado di farlo!…e non posso pretendere che gli altri vengano a cercare me e mio figlio

  6. Stefania

     /  22 dicembre 2012

    Avete ragione e tutto il mio appoggio ,io so cosa si prova!!mio figlio e affetto da ADHD e credetemi e la stessa identica cosa sia a scuola che a casa (nessuno può immaginare la mia sofferenza eccetto voi)Io continuo a chiamare bambini a casa mia ,ma purtroppo gli altri non lo chiamano mai……….e per non parlare di tutte le cose tenutemi nascoste che fanno senza mai avvisarmi:la palestra e i vari corsi.Spostandoli perfino dalla chiesa che tento di fargli frequentare perchè possa stare con altri coetanei.Sono sola nella mia sofferenza.

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