CONSIGLI AL CONSULENTE ABA (A SCUOLA)

UntitledSono un operatore scolastico (bidello) che sta facendo anche il master ABA pubblico di Ovoli.
Nella mia città d’origine (Paperopoli) non c’è l’ABA pubblica e gratuita come ad Ovoli: per questo motivo sono voluto venire qui a fare il master. Per imparare un modello ed esportarlo.

No, no! Voi di Paperopoli non mi avete visto nelle case – come Babbo Natale col suo sacco di programmi fotocopiati – vendere la mia incultura a famiglie disperate e preda di spasmi biomedici.

E no! Prima di tutto, non ho fatto il master di Ocopoli, dove il “direttore scientifico” (Marina Calabritto) dà fin dal primo giorno agli iscritti al master i numeri di telefono dei genitori che chiedono aiuto…

No: il mio master è organizzato dall’Università Pubblica di Ovoli, che ha inviato stimatissimi professionisti fin nella lontana Sofrònia per studiare nelle Università più prestigiose e fare pratica nelle più ferree e prestigiose e scientifiche scuole ABA.

I ricercatori dell’Università di Ovoli lavorano solo ad Ovoli, nell’Aba pubblica e fondata sulla ricerca.

Quando mi sono iscritto al master, i responsabili dell’Università di Ovoli non mi hanno dato i numeri di nessuna famiglia: mi ha messo sotto, riempito di cazziatoni, umiliato, offeso e quindi redento.

Non ho – dunque – esperienza diretta come “Consulente”, per i motivi suddetti.

Conosco – però – bene la scuola. Faccio il bidello da molti anni e ho visto tante cose che non vanno.

Quando arrivano i professionisti ABA, gli analisti comportamentali magari col titolo di GACF (Grande Analista Comportamentale fighissimo) o ACUPMF (Analista Comportamentale un po’ meno figo), ma più spesso quando arrivano i masterizzandi dell’altro master (quelli che vengono subito mandati allo sbaraglio a fare danni, dalla Calabritto), ho potuto notare dei comportamenti – in molti casi – sbagliati.

I comportamenti sbagliati degli analisti comportamentali (veri o presunti) finiscono per incrinare i rapporti con la scuola e per pesare – alla fin fine – sul percorso formativo dell’alunno che dovrebbero favorire.

UntitledSiccome la scuola – in una città come Paperopoli – non è basata su ABA come ad Ovoli, ma è tuttavia importantissima per lo sviluppo psichico-fisico di qualunque alunno (e in primis di un alunno disabile), voglio lasciare ai miei colleghi alcune regole da rispettare, semplici e non invasive, che possano permettere a un intervento esterno (quando anche non venga praticato da un GAFC) di essere efficace.

Le metto giù in forma di elenco numerato e resto aperto a suggerimenti e discussioni.

  1. Il consulente ABA deve apparire simpatico e disponibile. Deve essere sempre pronto a dialogare gli insegnanti, sempre disposto ad una telefonata e velocissimo a rispondere a email o messaggi elettronici di qualunque tipo.
  2. Il consulente ABA deve sedurre gli insegnanti. Deve far capire (o far credere) agli insegnanti che hanno bisogno di lui e che – con il suo intervento – il percorso formativo dell’alunno per il quale viene pagato (dalla famiglia) sarà migliore.
  3. Il consulente ABA deve far capire (o far credere) agli insegnanti che troveranno giovamento professionale e personale dall’aver partecipato a un percorso formativo di successo di un alunno disabile, ottenuto grazie alla preziosissima collaborazione di un Fighissimo Analista del Comportamento.
  4. Il consulente ABA deve mandare dettagliatissima relazione scritta alla scuola entro pochissimi giorni dalla supervisione (io direi 3, per avere la massima efficacia). La relazione deve essere scritta in maniera positiva e propositiva. Le eventuali correzioni alle procedure utilizzate dagli insegnanti devono essere date sempre nell’ottica di fornire un aiuto non richiesto e sempre nell’ottica che qualunque aiuto non richiesto deve essere rinforzante in primis per gli insegnanti.
  5. Il consulente ABA deve ringraziare ogni volta che lo fanno entrare a scuola, deve capire che – anche se l’ambiente non è formato e anche se le linee guida (persino quelle di Paperopoli) stabiliscono che un alunno con autismo debba avere un intervento basato su ABA – nulla obbliga la scuola ad accettare un consulente inviato dalla famiglia e nulla obbliga la scuola a seguire consigli non richiesti e non rinforzanti per gli insegnanti.
  6. Un Analista Comportamentale non deve mai essere aggressivo. Non deve mai mettersi dalla parte della famiglia (se la famiglia è aggressiva con la scuola) e deve sempre cercare di mediare, perché lo scopo dell’Analista comportamentale è soddisfare le esigenze della famiglia convincendo e seducendo gli insegnanti, non minacciandoli.
  7. L’atteggiamento aggressivo può essere comprensibile da parte di genitori che ne hanno passate tante, non di un professionista.
  8. L’Analista Comportamentale non deve aspettare la telefonata o l’email dell’insegnante in cerca di aiuto e consigli: deve essere lui il primo a farsi sentire e a far sentire la propria presenza e il proprio interesse.
    Ho avuto notizia di alcuni professionisti e alcuni masterizzandi che vanno in giro per le scuole a minacciare, sventolando linee guida e carte bollateNon funziona così! Otterrete solo che vi faranno una guerra silenziosa e l’efficacia del vostro intervento sarà fallimentare.
  9. Insomma: l’analista comportamentale deve farsi amare: deve essere ruffiano ma non viscido, deve parlare direttamente con gli insegnanti ma anche con i bidelli, e agli insegnanti deve parlar bene dei bidelli e ai dirigenti degli insegnanti.
  10. L’Analista Comportamentale che entra nella scuola si inserisce in un ambiente estraneo che non lo comprende: deve usare sempre un linguaggio comprensibile, un atteggiamento e un comportamento semplici e disponibili.
  11. Deve usare il sorriso e la propria abilità di “Consulente ABA” non solo per “fare l’ABA ai bambini”, ma anche per portare gli insegnanti dove vuole lui, con piena soddisfazione di tutti. 

    Se un Consulente ABA non è in grado di seguire questi consigli, deve cambiare mestiere.

GENNARO ESPOSITO – BIDELLO

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12 commenti

  1. Katalina

     /  15 gennaio 2013

    Esatto! Sono perfettamente d’accordo anch’io che quello sia l’atteggiamento migliore! Ma magari bastasse….
    Quello che non riesco proprio a capire è l’atteggiamento di chiusura che ha la scuola, e alla fin fine non mi posso neanche lamentare più di tanto perchè ci sono situazioni anche peggiori… Per farvi capire meglio: all’ultimo GLH abbiamo avuto l’appoggio incondizionato da parte dell’ASL sull’applicazione dell’ABA a scuola, con la proposta da parte loro alle maestre di fare una sorta di “progetto pilota” che potesse essere utile anche in futuro ad altri bimbi. Reazione delle maestre: braccia incrociate e silenzio di tomba. Alla fine hanno chiesto solo come fare per tenere occupato il bimbo nei momenti in cui la maestra si trova da sola….

  2. Paperinik

     /  15 gennaio 2013

    Forse Gianni non ha capito la nostra critica. Noi siamo d’accordo che questa sia la linea da seguire, stiamo solo dicendo che non funziona sempre, perché le variabili sono molte e perché talvolta il consulente ha pure difficoltà ad entrare a scuola.

  3. Gianni Papa

     /  14 gennaio 2013

    Cara Katalina, allora la tua consulente è proprio quella che ha telefonato al bidello per complimentarsi perché è completamente d’accordo con lui! Come è piccolo il mondo!

  4. Katalina

     /  14 gennaio 2013

    Caro Sig. Bidello, preciso che la nostra consulente (e Paperinik te lo può confermare :-)) è una delle persone più diplomatiche che conosca, ed è sempre entrata nella scuola “in punta di piedi”, cercando di trasmettere entusiasmo e voglia di fare…ma se dall’altra parte non c’è la capacità o la voglia di mettere in pratica i “suggerimenti”…hai voglia a sedurre le maestre! Manco con Brad Pitt ci si riuscirebbe!!!

  5. Gianni Papa

     /  14 gennaio 2013

    Eva cara, il problema è che “le cattive” sono pura e semplice intimidazione in stile mafioso: se la scuola non si fa intimidire, fai un buco nell’acqua e te la giochi per sempre. Mentre, se chi fa ABA conosce davvero il suo mestiere, è in grado di trovare scientificamente i rinforzi degli insegnanti e ottenere grandi risultati.

    L’aggressività non paga. E’ come la punizione (in aba): non dura.

  6. eva maggiorelli

     /  14 gennaio 2013

    qualche tempo fa io sostenevo cose simili anche sulla base di esperienze non proprio esaltanti e Gianni mi dava di “mencia” …ma anche lui invecchiando sta diventando più buono…
    o forse è il trovarsi nei panni dell’altro, cosa che serve moltissimo a tutti.

    io comunque che sono terra terra penso sempre che sia meglio prima provarci con le buone e poi, se non funziona, passare alle cattive: solo buon senso in fin dei conti, anche senza aver fatto il master aba…

  7. Paperinik

     /  14 gennaio 2013

    Caro Gianni Papa, o dovrei dire caro Gennaro, scegli tu quale dei due ruoli vuoi ricoprire.
    Il bidello Gianni ha mille ragioni,ma dovrebbe ammettere che certi consigli valgono pari pari se si parla di un centro. Anche chi fa ABA in un centro ha gli stessi problemi nel coinvolgere la scuola. Tanto che l’intervento del bidello Gianni/Gennaro, ricorda un intervento di una consulente che lavora in un centro. Forse ad Ovoli non vi sono questi problemi, ma è come non avere problemi di invecchiamento all’isola che non c’è , tutto bello, peccato non esista.
    Quando però si parla di luoghi reali, dove si fa aba sia home based, che in centro, il problema di coinvolgere la scuola è comune.
    E non ci illudiamo che sia semplice sedurre insegnanti non motivati o DS poco collaboranti, perché il consulente e la famiglia non hanno spesso i rinforzi che possano motivare certe persone.
    Sbaglierò, ma sembra che qui si riporti una esperienza personale dove l’insegnante motivato incontra un consulente poco preparato, ma non si consideri l’ipotesi contraria.

  8. Gianni Papa

     /  14 gennaio 2013

    Ciao, il racconto del bidello (che parla di Paperopoli) è un “saggio sulla comunicazione”. E’ chiaro che la scuola non deve fare danni: quello che non è chiaro è come glielo si deve dire alla scuola. Alcuni consulenti ABA (a Paperopoli) usano modi aggressivi e se la inimicano, altri usano l’ABA anche con gli insegnanti e li rendono entusiasti di partecipare. Tu hai il primo tipo di consulenti? Mollalo/a!

  9. Katalina

     /  14 gennaio 2013

    Egr. Sig. Bidello, lei ha dato ottimi consigli, e vivendo a stretto contatto con la categoria degli insegnanti avrà capito quanto sono permalosi e suscettibili alla minima critica…
    Scherzi a parte, non trovo assolutamente giusto che la scuola si possa rifiutare impunemente di seguire le indicazioni date sia da un professionista dell’ABA , sia dalla famiglia, sia dall’ASL! Visto che voi lavorate nel mondo della scuola, mi spiegate perchè gli insegnanti hanno tutto il diritto di fare come gli pare, magari rovinando il lavoro fatto con tanta fatica a casa, e noi genitori dobbiamo stare zitti ed assistere impotenti alla perdita di abilità acquisite, grazie alla libertà d’insegnamento???? Anzi, dobbiamo pure ringraziare se ci permettono di lasciare entrare a scuola persone competenti, a spese nostre, ma da cui spesso e volentieri non imparano nulla, vuoi per pigrizia, vuoi per ottusità, ecc…
    Scusate lo sfogo, ma mio figlio è ancora all’inizio del suo percorso scolastico (è in 1^ elementare) e non vedo la volontà di insegnargli qualcosa, ma solo la preoccupazione che stia buono e non dia fastidio al resto della classe….

  10. tiziana

     /  12 gennaio 2013

    Ciao, sono Tiziana Vassallo, logopedista , in formazione A.B.A con IESCUM, io sono daccordo con ciò che scrive Gennaro e penso che al di là della formazione , che chiaramente è indispensabile, sia fondamentale creare una rete di collegamento tra tutte le figure di riferimento del bambino; il consulente A.B.A deve dunque guidare tutte le figure che si relazionano con il bambino, affinchè il trattamento riabilitativo possa raggiungere gli obiettivi prefissati.

  11. Rosanna

     /  12 gennaio 2013

    Gianni, ti prego di unire i miei saluti per Gennaro Esposito a quelli di Michele e speriamo che il nuovo anno porti tanto buon senso a tutti!
    Rosanna Del Mastro.

  12. michele scirocco

     /  12 gennaio 2013

    Gianni …. quando poi incontri ancora Gennaro Esposito, ti prego salutalo da parte mia!

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