Cari bambini con autismo, la dipendenza da prompt non è colpa vostra

hand over hand[1]Grazie alla nostra cara amica “Mammam”, che ha tradotto questo post da “Bringing ABA”. (G.P.)

Non riesco a contare le volte che ho sentito un insegnante dire “Questo bambino è così dipendente dai prompt!”. Questo viene detto come se implicasse che sia colpa del bambino, e che sia una seccatura aver a che fare con un bambino che si aspetta di proposito il prompt (un segnale, assistenza, aiuto) per rispondere alle istruzioni, iniziare le attività o per attivarsi. Bene, ecco l’ultima notizia: I bambini con autismo possono diventare dipendenti dai prompt solo se glielo insegniamo. Quando i bambini ricevono troppi prompt, è inevitabile che inizino a contare su un prompt. In genere, i bambini con autismo vogliono far felici gli adulti. In situazioni in cui viene utilizzata una gran quantità di prompt, i bambini imparano in fretta che è meglio aspettare il prompt per essere sicuri di sapere esattamente cosa vuole l’adulto e farlo correttamente.

Gli interventi ABA sono molto efficaci e possono cambiare la vita di molti bambini con autismo; comunque, dobbiamo fare molta attenzione a come usiamo alcune tecniche comportamentali per prevenire la dipendenza da prompt. Nel programmi classici di discrete trial training, al bambino viene presentato un antecedente (richiesta, istruzione, domanda) e – se non risponde – si usano delle procedure di prompting/fading per ottenere la risposta desiderata seguita da una conseguenza (rinforzo positivo).

Mentre questo è un modo semplice di insegnare nuove abilità, dobbiamo stare attenti a come usiamo le procedure di prompting/fading per prevenire la dipendenza da prompt. Molti comportamentisti usano quello che si chiama most-to-least prompt ( iniziando dal prompt più intrusive e sfumando gradualmente il prompt fino a quando il bambino non risponde autonomamente). Mentre questo è necessario quando insegnamo abilità che sono nuove per il bambino, non dovremmo usare questo approccio in ogni interazione con il bambino o la dipendenza da prompt può essere il risultato. Di seguito dieci modi per diminuire la possibilità che i bambini con autismo diventino dipendenti da prompt (vi prego di condividere ulteriori idee): 

1.  Quando i prompt sono necessar utilizzate i prompt least-to-most se possibile: questo implica l’utilizzo del prompt meno intrusivo di cui voi pensate il bambino abbia bisogno per poter rispondere. Se il bambino non risponde, incrementate il livello del prompt fino a quando il bambino non risponde indipendentemente. Ad ogni nuova opportunità di insegnamento fate un tentativo di decrescere il livello del prompt utilizzato fino a qundo il bambino non risponde indipendentemente.

2. Assicuratevi di non dimenticare il FADING: penso che sia corretto dire che tutti I caregiver e gli insegnanti diano prompt ai bambini con autismo. Comunque, non è nemmeno lontanamente corretto dire che i caregiver e gli insegnanti sfumino in modo sistematico i prompt fino a quando il bambino non risponde indipendentemente. C’è una “scienza” dello sfumare i prompt, e il fading dovrebbe essere programmato sistematicamente.

3.  Usate il modellamento/richiedete l’imitazione prima di dare il prompt: quando il bambino non risponde ad una richiesta, istruzione, domanda, etc, i caregiver e gli insegnanti spesso passano direttamente al prompt utilizzando prompt verbali, gestuali o fisici. Invece, prima di fare una richiesta, usate il modeling/richiedete un’imitazione mostrando al bambino esattamente quello che vi aspettate e quindi fornite al bambino l’opportunità di imitare il vostro modello con un feedback immediato. Molte volte, I bambino sanno rispondere a questa strategia di modellamento/richiesta di imitazione senza bisogno di prompt addizionale.

4.  Utilizzate l’attesa (time-delay): Ci sono modi differenti per usare una strategia di time-delay ed alcune richiedono maggior padronanza della tecnica rispetto ad altre. Mi piace farla semplice: dopo aver fatto una richiesta, dato un’istruzione, fatto un comment, etc. aspettate per qualche istante con un atteggiamento corporeo di attesa per incoraggiare il bambino a rispondere (recentemente durante un training per gli insegnanti un insegnante ha parafrasato questo atteggiamento come “aspettare sorridenti”).

5.  Evitate di usare l’assistenza mano-su-mano: l’assistenza mano-su-mano è esattamente questo: mettete letteralmente la vostra mano sulla mano del bambino ed eseguite la risposta desiderata. Quando vi comportate così, nella maggior parte dei casi, il bambino è come una marionetta che vi lascia fare quello che volete senza realmente prender parte nel mettere in atto il comportamento. In vece di usare il prompt mano-su-mano, io raccomando l’uso dell’ “assistenza fisica gentile” quando il prompt fisico è necessario. Questo significa che voi accompagnerete o guiderete il bambino inizialmente, e poi gradualmente diminuirete la vostra assistenza fisica in modo che il bambino sia in grado di agire autonomamente.

6. Usate supporti visuali: sappiamo che molti bambini autistici sono visual learners. Per prevenire l’uso eccessivo di prompt gestuali, verbali e fisici, usate più prompt visuali usando immagini o parole scritte come pro memoria per il bambino. Questo crea molta meno dipendenza dall’adulto. 7.  Usate il self-monitoring: questo significa che il bambino registra l’occorrenza del comportamento desiderato. Se i bambini hanno la responsabilità di registrare le volte in cui dimostrano un certo comportamento, è più probabile che avranno quel comportamento senza bisogno di prompt.

8.  Usate gli interventi comportamentali basati sulla letteratura:  molti bambini con autismo “hanno bisogno di “ prompt perchè non sanno qual’è il comportamento che ci si aspetta da loro. Di conseguenza, se usate interventi comportamentali basati sulla letteratura come le storie sociali, I fumetti, etc., i bambini possono imparare esattamente cosa ci si aspetta da loro senza aver bisogno di molti prompt.

9. Accettate tutti i tentative e usate lo shaping: se ad un bambino è stato insegnato che c’è sempre una sola risposta corretta, è probabile che aspetti un prompt per essere sicuro di dare la risposta giusta. Invece, rinforzate positivamente il bambino per tutti i tentativi che che fa per incoraggiare risposte indipendenti. Quindi potete usare lo shaping per per fare in modo che la risposta del bambino sia sempre più vicina all’obiettivo.

10.  Variate gli antecedenti: se fate richieste, date istruzioni, o chiedete informazioni usando sempre le stesse frasi e lo stesso tono di voce, il bambino potrebbe iniziare a vedere uno schema che si diverte a “recitare”. Per Esempio, l’insegnante dice “Cosa vuoi?”. Il bambino non risponde, così l’insegnante dà il prompt dicendo “Voglio_____”. Il bambino risponde. Se lo schema si ripete ogni volta, il bambino potrebbe pensare che noi vogliamo che lui aspetti che gli si dica “Voglio____” prima che risponda. Invece, variate la presentazione delle richieste, le istruzioni e le domande e siate sicuri di sfumare tutti I prompt che usate.

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5 commenti

  1. Gianni Papa

     /  25 gennaio 2013

    Prrrrrrrrrrrrrrrrompt

  2. Paperinik

     /  25 gennaio 2013

    Gianni , strano perché l’italiano lo dovresti conoscere bene.
    No prompt significa nessun prompt o senza prompt, come preferisci,ma è tutto il contrario di quello che si afferma nel pezzo tradotto sopra.

    Se ordini una pizza senza mozzarella, non credo saresti contento che te la portassero con poca mozzarella, magari a sfumare su un lato della pizza . 🙂

  3. Gianni Papa

     /  24 gennaio 2013

    Il mio “No prompt” significa che va evitato l’insegnamento senza errori. Abituare all’errore è fondamentale. Correggere gli errori è fondamentale. Gli esseri umani imparano dalle correzioni!!! Anche quelli con autismo!!!

  4. Paperinik

     /  24 gennaio 2013

    Infatti Enza, qui si spiega come usare bene il prompt. Quindi tutto il contrario del “no prompt” che solitamente ci propina Gianni.
    Che sia uno strumento da usare bene è nel naturale ordine delle cose, come tutti gli altri strumenti del resto.
    Diciamoci contenti che Gianni abbia finalmente ammesso che il suo “no prompt” sia un “no all’uso errato del prompt”.
    Un po’ come passare dal “No all’antibiotico”, al “NO all’uso smodato dell’antibiotico”.

  5. Enzac

     /  24 gennaio 2013

    Sono assolutamente daccordo con tutto cio’ che e’ stato detto qui, ma voglio evidenziare che certamente tutto questo non significa ” niente prompt” come qualcuno deduce leggendo considerazioni analoghe a quelle scritte sopra.

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