ABA E AUTISMO: PENSARE IN MANIERA DIVERGENTE

pensiero-divergente[1]

Mi sento spesso dire “io non posso permettermi ABA e ABA è un trattamento per ricchi”.

Ma mettiamoci d’accordo: cosa è ABA?

ABA è la branca di scienza applicata del comportamentismo, che utilizza strategie derivate dai principi di base del comportamento per apportare cambiamenti socialmente significativi.

Insomma: ABA non è una terapia per l’autismo dove il consulente prende 50 euro l’ora e impartisce istruzioni a tavolino per guarire i bambini per 40 ore a settimana.

E’ insegnamento!!! E’ scienza dell’educazione!!!

I genitori sono i più grandi educatori dei loro figli: con una guida qualificata possono trovare delle strategie adatte per “permettersi ABA”.

Per farlo, bisogna rifiutare i luoghi comuni e pensare in maniera divergente. Creare.

E come? Avendo idee e mettendole in pratica.

Non possiamo permetterci dei professionisti superpagati? Ebbene, guidati da una persona formata possiamo creare degli esempi di ABA NON TM (trademark), ABA-DISCOUNT, ABA RYAN AIR (RYAN-ABA) in grado di funzionare meglio dei modelli “carboniani” del consulentepadreternohomebased.

Cominciamo a pensare in maniera divergente e usiamo questo blogsito per esprimerci. Diciamo come possiamo fare a cambiare il mondo.

Ricordatevi che la maniera migliore per agire sui vostri figli è cambiare il mondo intorno a loro: se vi chiudete nella vostra casa e pensate di poterli cambiare impilandoli in un angolo dietro un tavolino, state freschi!

PROCOPIO CANNOLETTA DE ROBERTIS (redattore 30.000.000.000.001 di Autismoincazziamoci)

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3 commenti

  1. scirocco michele

     /  18 giugno 2013

    Voglio esprimervi un pensiero convergente:
    comunque li giri e li rivolti…. non sono fiori ma so cazzi!!

  2. Marcella

     /  15 giugno 2013

    Anche io ora voglio dire la mia (e sono sicura che me ne pentirò…) perchè sono stufa di sentire le provocazioni di Gianni che passano sopra le teste di tanti genitori che vivono situazioni di famiglia ben diverse dalle sue.
    Io lavoro, e sono un pendolare, il che vuol dire che oltre alle ore di lavoro ne aggiungo 3 di viaggio. E sono una che puo’ permettersi di usufruire in pieno dei permessi di legge e altro, cosa che non e’ per tutti cosi’ facile.
    Sono perfettamente d’accordo con lui quando dice che i genitori devono avere parte attiva nella riabilitazione-educazione dei propri figli autistici, e la loro formazione sarebbe basilare. Da questo a diventare essi stessi responsabili di tutto il trattamento ce ne passa. Per qualcuno puo’ essere fattibile, sicuramente per Gianni direi, dal suo entusiasmo. Ma non per tutti. Volenti o nolenti quello dell’esperto di psicologia comportamentale al servizio dei bimbi autistici è un mestiere, e così come non penso di potermi rifare l’impianto elettrico di casa pur avendo delle nozioni di base di elettronica e elettrotecnica…non penso di potermi sostituire a chi nella vita si dedica solo alla educazione di autistici. Non basta studiare tre regole di base per guidare un percorso efficace per il proprio figlio. Si puo’ aiutare e coadiuvare chi se ne occupa, non si puo’ fare a meno di noi, ma noi in molti casi (sicuramente non quello di Gianni) non possiamo fare a meno degli ‘esperti’. Si puo’ eventualmente discutere su chi sia o cosa sia un esperto. Ma se fai bene l’insegnante di sostegno non e’ detto che perche’ hai fatto un master farai bene anche il ‘consulente’ aba per tuo figlio.
    Lasciando a parte il problema esperienza e preparazione, mi pare poi si sottovaluti in pieno il problema tempo. Molti genitori lavorano, e lavorano un bel po’ di ore. Faranno aba la notte con i propri figli? E molti genitori (questo anche Gianni, ma come fai?) hanno altri figli, e a loro e’ fondamentale riservare un po’ del nostro tempo migliore visto che la loro vita e’ pesantemente influenzata dalla patologia del fratello o sorella autistici.
    Quindi non facciamola tanto facile. Non escludo che persone di talento e con delle condizioni al contorno opportune possano guidare il trattamento rieducativo dei propri figli, ma non vale per tutti e non va venduta cosi’.

    E già che ci sono mi tolgo un altro sassolino. Gianni magnifica sempre il trattamento in un centro contro l’aba home based. Per me ha un sacco di contro indicazioni. Ne cito una sopra le altre. Aba in un centro significa pagare gli operatori che vi lavorano a contratto. Succede allora che io che ho la fortuna di andare in vacanza a luglio mi debba pagare questo mese di terapia (anche se non ne usufruisco) per non perdere il posto guadagnato nel centro. Al contempo ad agosto quando io sarei disponibile a fare un po’ di terapie mi ritrovo col centro chiuso. E’ solo un esempio. Per dire solo che ci sono i pro e i contro in ogni situazione. O no?

  3. Chiara

     /  15 giugno 2013

    È da un anno che leggo i post di Gianni e non ho mai detto la mia, ma a questo voglio rispondere con la mia storia.

    È vero che i migliori terapisti Aba sono i genitori. Io è mio marito abbiamo fatto aba inconsapevolmente per ben 5 anni, quando ci è piombata in testa la diagnosi di spettro autistico del nostro primo figlio, la neuropsichiatra era indecisa se farlo rientrare nell’autismo infantile o nello dgs NAS.

    Fino ai due anni ci sembrava tutto regolare poi notavo sempre più stranezze, nessuno mi dava ragione, la maestra della materna, il pediatra, i nonni, quella strana x loro ero io! Addirittura la Psicopedagogista (non ho ancora capito che funzioni abbia!) della materna mi ha detto che le mamme di figli con problemi non se ne accorgono… Quindi solo x il fatto che fossi lì a parlare con lei mio figlio era a posto!

    Dai due anni mio figlio non voleva più stare con gli altri bambini, iniziarono le fissazioni ossessioni dei passaggi a livello, sbarre, ascensori,semafori e cartelli stradali. Le routine erano allucinanti, si girava male per nulla, ai compleanni scappava via, piangeva, urlava, scalciava…x la maestra della materna era solo un bambino che stava bene con se stesso e non era ancora pronto x certe esperienze (assurdo!!!). Lo sguardo non era assente, ma sfuggente, la voce monotona, sembrava un robot, parlava poco con un linguaggio forbito e non era in grado di sostenere una conversazione telefonica o faccia a faccia fino ai 5 anni quando ha iniziato anche a sfarfallare, camminare in punta dei piedi, invertire i pronomi ( fino ai 5 anni e mezzo parlava in terza persona singolare, non diceva io x parlare di se). Il gioco vario e immaginario era quasi assente, giocava solo al passaggio a livello, non giocava a palla e non faceva la lotta. Il primo vero abbraccio l’ho ricevuto quando aveva 5anni e mezzo, dopo che gli abbiamo spiegato “scientificamente” cosa significa abbracciare!

    Fino ai 5 anni io e mio marito abbiamo fatto aba senza saperlo perché a modo nostro abbiamo fatto di tutto x modificare il comportamento di nostro figlio: nonostante le figure di merda lo abbiamo portato a tutti i compleanni dei compagni di materna, abbiamo fatto la lotta con lui quasi tutte le sere finché dopo più di un mese ha iniziato a reagire, lo abbiamo portato in vacanza al mare, in montagna, in albergo, in campeggio, ai parchi divertimento, mettendo in conto certe figuracce! Ma ce ne siamo fregati e gli abbiamo fatto fare di tutto anche contro la sua volontà. Tutte le sere gli leggevo delle storie e così ha imparato l’attenzione condivisa, io indicavo e nominavo le immagini e lui imparava. Per ogni cosa dovevamo spiegargli esattamente come comportarsi perché lui non rispondeva nemmeno ai saluti.

    La nostra fortuna è stata la sua intelligenza, nonostante le difficoltà in tutto a livello cognitivo era a posto, capiva le richieste. Il QI è alto 128 e questo l’ha collocato nell’alto funzionamento.

    Dopo la diagnosi abbiamo voluto la valutazione di Francesca degli Espinosa che ci ha confermato che avevamo già fatto le mosse giuste e ci ha dato ulteriori suggerimenti per aumentare le abilità sociali e allargare gli interessi del bambino.

    Ora mio figlio ha 6 anni e mezzo, in mezzo agli altri è indistinguibile, ha finito la prima elementare senza sostegno con buoni risultati, gioca a palla, andiamo tranquillamente ai compleanni, nuota come un pesce, sa sciare, si esprime in maniera adeguata all’età anche se a volte è lento a trovare le parole adatte, gioca con gli altri bambini spontaneamente, fa la lotta, ci bacia e ci abbraccia con affetto. Non sfarfalla più, cammina bene. L’uso dello sguardo è ancora da sistemare, ma è migliorato anche lì e non smetterò mai di trovare modi alternativi e creativi per insegnare a mio figlio come fare.

    Secondo gli esperti da grande avrà una vita normale.

    So che lo spettro autistico può voler dire tante cose e i nostri figli sono tutti diversi, ma non smettete mai di lottare, non smettete di insegnargli qualsiasi cosa, trovate voi il modo più adatto per entrare nel loro mondo, prenderli per mano e farli uscire. Fategli fare più esperienze possibili, non rinchiudeteli in casa!

    Non ci sono guarigioni, ma strategie per renderli più flessibili e socialmente adeguati si.

    Una mamma

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