Oltre le leggende sui vaccini: nuove ipotesi sulle cause dell’autismo

questo articolo non è nuovo, ma lo riproponiamo…

di  | 20 settembre 2012

33060[1]Il fenomeno autismo appare in crescita in Occidente, dove probabilmente l’attenzione clinica ed epidemiologica a questo fenomeno è molto più alta che in altri regioni del mondo e soprattutto ladevastazione ambientale è più antica. Si calcola infatti che nei soli Stati Uniti, dove i casi vengono riferiti in costante aumento, è colpito da autismo più di un individuo su 150. In Inghilterra la prevalenza è stimata nell’ordine dell’1%.

Probabilmente tale disturbo in Italia è sottostimato, ma non c’è motivo di ritenere che non abbia la stessa prevalenza rispetto agli altri Paesi occidentali. L’autismo è un importante, talora grave disturbo, dell’attività cerebrale, che può interessare tutte le età della vita, caratterizzato da marcata diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione, le cui cause non sono state ancora chiarite. Sta comunque prendendo piede l’ipotesi genetica, o per meglio dire epigenetica.

Sembra infatti che numerosi fattori ambientali di varia origine e tipo: malattie infettive causate da CMV, HIV etc.; sostanze inquinanti o tossiche, ad esempio pesticidi organo fosforici o organo clorurati; anche metalli pesanti (ma in quantità e secondo modalità di accumulo ben diverse da quelle presenti nei vaccini), come lo stesso mercurio e il piombo essenzialmente (non alluminio comunque); alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il morbo celiaco, agiscano stimolando il sistema delle citochine nel grembo materno, interagendo con il piccolo in formazione, modificando l’informazione genetica originale e potendo provocare dei danni sottili, non facilmente evidenziabili nel sistema nervoso centrale del nascituro. Pare che vi sia un’associazione anche con il sierotipo HLADR4. Tali danni si manifesterebbero nel prosieguo dell’esistenza sotto forma di alterazioni più o meno permanenti del comportamento, quello che chiamiamo autismo ed inoltre agiscano anche nell’alterazione di alcuni meccanismi dell’immunoregolazione [Goines PE, Ashwood P, Cytokine dysregulation in autism spectrum disorders (ASD): possible role of the environment Neurotoxicol teratol (2012)].

Quindi al giorno d’oggi l’ipotesi che l’autismo possa derivare da pratiche vaccinali potenzialmente tossiche per il sistema nervoso centrale non viene più presa in considerazione. Per quanto riguarda lo studio del Dr. Wakefield, il collega Di Grazia ne ha ampiamente ed esaurientemente trattato nel suo blog. Le società farmaceutiche non sono certamente delle associazioni di beneficenza. Agiscono secondo il principio del massimo profitto. Sono sicuramente responsabili di scelte politiche di sfruttamento e di dominio, le cui conseguenze si ripercuotono specie sui Paesi in via di sviluppo. Il caso del prezzo dei farmaci antiretrovirali è emblematico al proposito.
Ma i vaccini prodotti non sono responsabili dell’autismo, così come probabilmente non lo sono di altre patologie attribuite a torto. Mentre, ed è sciocco negarlo, hanno liberato l’umanità da numerosi flagelli. Gli effetti tossici e collaterali sono ben noti, però rarissimi, ma ci sono, come del resto nel caso di tutti i farmaci, purtroppo.

Aggiungerei che le critiche radicali, mosse nei confronti dei vaccini, come nei riguardi di altri argomenti medico-scientifici per poter risultare efficaci, devono essere circostanziate, documentate e devono tener conto del contesto scientifico e culturale presente. Altrimenti la contestazione priva di serietà rischia di limitarsi a confondere il dibattito e a renderlo sterile.

L’ipotesi epigenetica, presa in considerazione nella patogenesi dell’autismo, ma che è applicabile per tante altre patologie, ha un valore di rottura con acquisizioni scientifiche precedenti ed è ancora soggetta ad un certo ostracismo in determinati ambienti scientifici, specie per quanto riguarda la relazione con la teoria basata sulla selezione naturale classica. Nel caso in oggetto, come in tanti altri, la forza dirompente di idee nuove, però fondate su osservazioni ed interpretazioni che hanno una seria ed obbiettiva validità scientifica, va ben al di là della sciatta ripetizione di stereotipi contestativi, privi dei più elementari requisiti di attendibilità. Può darsi che le società farmaceutiche ci guadagnino pure mediante la vendita dei vaccini. Ma avete mai confrontato il fatturato di tanti farmaci costosi e in alcuni casi a bassa efficacia e alta tossicità con quello dei vaccini?

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3 commenti

  1. loredana

     /  29 giugno 2013

    Ok, l’ ipotesi delle malattie autoimmuni e’ sicuramente piu’ accreditata di quella dei vaccini.. Ma vaccinare un bambino con un sistema immunitario già compromesso?? Non si può vaccinare in un modo così indiscriminato e soprattutto in un’ età così importante!
    Cordialmente
    Loredana

  2. josephine

     /  18 giugno 2013

    Dr. Philippe RAYMOND GP, membro del gruppo “Chronimed”
    guidato dal premio Nobel Luc Montagnier.
    Data: 28 Settembre 2011
    Dr. Philip Raymond fa parte del gruppo di lavoro “Chronimed”, che riunisce 15 medici intorno al
    professor Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina. Questo gruppo lavora sulle cause
    probabili infettive di alcune patologie croniche (non supposte di origine infettiva), tra cui l’autismo.
    Il loro lavoro è iniziato dopo la constatazione di tracce infettive, sia somatiche (sintomi clinici) che
    siero biologiche (anticorpi) in persone con autismo.
    D: Quali sono le cause dell’autismo secondo voi?
    Secondo P. RAYMOND, l’autismo è multifattoriale. Egli ammette che vi sono ovviamente di
    cause genetiche dell’autismo. Tuttavia, egli spiega che non procederà su questo argomento,
    non essendo un esperto.
    Ci si riferisce ad un articolo della ricercatrice americana Helen V. Ratajczak, che tratta
    tutte le cause dell’autismo attualmente accettate (pubblicato nel 2011 nel « Journal
    of Immunotoxicology »).
    Secondo P. RAYMOND,le malattie tossiniche sono una possibile causa della sindrome autistica.
    Queste tossine hanno origini diverse: in primo luogo, i batteri intracellulari che invadono la parete
    vascolare e secernono delle tossine vaso costrittive e neurotossiche.
    Le tossine possono anche essere causate da fattori ambientali (pesticidi, metalli pesanti, ecc.)
    Infine, le tossine possono essere di origine alimentare: intolleranze alimentari diverse favorite anche
    dalle infezioni croniche (la disbiosi intestinale porta ad una permeabilità intestinale) e soprattutto le
    intolleranze a glutine e caseina, dove i risultati dell’ abolizione sono talvolta spettacolari, soprattutto
    nei bambini con autismo con disturbi digestivi associati.
    Questi fattori infettivi tossici e ambientali, potrebbero spiegare da un lato l’esplosione incredibile
    della prevalenza di autismo negli ultimi anni, e in secondo luogo, il fatto che la stragrande
    maggioranza di autismo oggi è regressiva e non più di nascita, come prima.
    D: Potete parlarci più precisamente dei vostri trattamenti in corso e dei risultati?
    P. RAYMOND ci riporta a un articolo della psichiatra americano Robert C. Bransfield, che
    enumera tutti i batteri o virus coinvolti nei disturbi dello spettro autistico:
    è tra gli altri Borrelia o altre malattie trasmesse da zecche, Clamidia, Herpes, Micoplasma, ecc.
    Nella nostra serie, sono effettivamente queste sierologie che si trovano spesso positive.
    Questi bambini con autismo presentano spesso molti segni fisici che riflettono uno stato infettivo
    cronico: montate ricorrenti di febbre, sudorazione notturna, estremità fredde, tosse cronica, rinite
    cronica, congiuntivite cronica, pallore, occhi cerchiati, eczema, diarrea cronica … Secondo la sua
    esperienza personale, ognuno di questi sintomi è presente dal 22% al 56% dei casi.
    P. RAYMOND constata che il trattamento di queste infezioni con cure di antibiotici sempre più
    intervallate, possono essere ridotti in modo spesso spettacolare i sintomi dell’a. Tuttavia, egli
    riconosce un tasso di fallimento di circa il 20%. Più in dettaglio, i risultati di un lavoro personale di
    recente presentato a Bordeaux su 51 autistici sono i seguenti:
    per il 51% dei bambini trattati, il miglioramento è rapido e costante fin dal primo mese di
    trattamento. Per 30%, è più lento e può essere a dente di sega. Per il 19%, infine, il trattamento
    fallisce o viene arrestato. Questi risultati si ritrovano in altri medici,che hanno attuato questo tipo
    di trattamento (in totale oltre 120 bambini trattati attualmente, con un calo di 5 anni per il primo
    caso). Durante i primi mesi del trattamento, se le interruzioni sono troppo lunghe, si osserva una
    recidiva dei sintomi fisici, ma anche di quelli comportamentali , che erano scomparsi. Tutti
    questi sintomi scompaiono di nuovo due giorni dopo la ripresa del trattamento!
    D: Perché non pubblicare i vostri risultati? Quali sono gli ostacoli attualmente, e quanto
    costerebbe uno studio in doppio cieco?
    Questo studio è ancora recente, e il gruppo lavora alla pubblicazione di questi risultati.
    P. RAYMOND ci ricorda che la diagnosi di queste infezioni croniche evidenziando dei segni
    somatici attinenti la medicina generale, che poco riguardano la medicina specialistica.
    Ha anche menzionato un atteggiamento per gli psichiatri ormai remoto, che non hanno l’ abitudine
    d’ instaurare né di seguire tali trattamenti. Gli studi si faranno più facilmente in caso di
    collaborazione con i servizi ospedalieri specializzati.
    Il gruppo “Chronimed” vorrebbe che aziende farmaceutiche si interessassero a questo progetto.
    Ad oggi, i protocolli di studio sono in fase di sviluppo e significativi risultati possono essere
    ottenuti in 3 mesi o 6 mesi al massimo, uno studio più avanzato costerebbe tra i 200 e i 300 .000
    euro, e sarebbe quindi anche potenzialmente finanziabile da un’istituzione.
    D: Ci sono già delle pubblicazioni sul vostro argomento di studio?
    P. Raymond spiega che l’associazione tra disturbi dello sviluppo neurologico e infezioni sono stati
    studiati da lungo tempo. Egli cita pubblicazioni internazionali a questo proposito: uno studio
    americano del 1988 (Tanoué) ha mostrato che un bambino aveva una maggiore probabilità di
    sviluppare autismo regressivo dopo il ricovero ospedaliero per polmonite.
    Successivamente, nel 1995, lo studio Ciaranello (confermato dallo studio di Wilkerson 2002, e
    Atlodottir nel 2010) ha dimostrato che le donne in gravidanza hanno un rischio maggiore di dare
    alla luce un bambino autistico se fosse stata ricoverata nel secondo trimestre della sua gravidanza
    per una polmonite. Ora, i batteri studiati dal gruppo del professor Montagnier sono appunto
    responsabili di polmonite. Fin dal 1989, il dottor Bottero aveva già pubblicato la notevole riduzione
    dei sintomi di un bambino autistico che soffriva di infezione da Rickettsia, fin dalle prime cure
    antibatteriche. I canadesi e gli americani hanno ampiamente dimostrato disfunzioni immunitarie per
    l’autismo (V. Singh e El Dahr). Il professor Garth Nicolson ha spesso pubblicato studi sul rapporto
    tra autismo e infezioni croniche, tra cui studi che mostrano nel 40% dei casi la presenza di infezioni
    da Micoplasma nei bambini autistici in California.
    Robert C. Bransfield ha anche pubblicato articoli che stabiliscono il legame tra la Borreliosi di
    Lyme e l’autismo.
    D: Qual è la sua opinione sulla teoria della vaccinazione come causa probabile dello
    scatenamento dei sintomi autistici in numerosi bambini?
    P. RAYMOND ci ricorda che un certo numero di genitori di bambini autistici (da 10 a 15%
    circa) descrivono la regressione improvvisa del loro bambino entro ore o giorni dopo la
    vaccinazione.
    Helen V. Ratajczak dà ipotesi diverse in proposito. Siamo in grado di aggiungere un ipotesi
    ulteriore : la modulazione immunitaria indotta dalla vaccinazione consentirebbe ad una infezione
    latente in precedenza, di svilupparsi (nozione di terreno favorevole)
    P. RAYMOND cita una frase che avrebbe detto Louis Pasteur alla fine della sua vita riconoscendo
    che: “Antoine Bechamp aveva ragione, il microbo non è nulla, il terreno è tutto “.
    D: Il trattamento da mettere in atto è quindi secondo voi un trattamento antibiotico.
    Come rispondete a quelli che spiegano i vostri buoni risultati con la pratica concomitante
    della ABA?
    Immunostimolanti o antibiotici saranno più efficaci se sono accompagnati dall’ ABA.
    P. RAYMOND dà l’immagine di una macchina parcheggiata, che per riavviarsi, ha sia bisogno di
    una spinta (ABA) sia di rimuovere il freno a mano (trattamento antibiotico). Considera le tossine
    correlate a malattie croniche, come “semplici” inibitori. Una volta rimossi, il lavoro del ABA è
    molto più facile e più efficace.
    P. RAYMOND dà vari argomenti per dimostrare l’efficacia dei trattamenti antibiotici al di fuori
    della pratica della ABA: in primo luogo, ci ricorda che durante i primi mesi di trattamento, le
    ricadute sono immediate, appena si arrestano il trattamenti antibiotici e pur continuando l’ABA, i
    sintomi fisici e comportamentali, che erano diminuiti, ritornano. Questi sintomi fisici ricompaiono
    rapidamente dopo la ripresa del trattamento antibiotico. D’altra parte egli cita l’ esperienza dell’
    IME di Suresues qui aveva preso in carico 12 bambini con ABA intensivo.
    Su questi 12, 8 sono stati seguiti da Raymond.
    Dopo 1 anno soltanto di trattamento, 4 degli 8 bambini seguiti da Raymond , hanno potuto essere
    scolarizzati contro nessuno degli altri 4.
    D:Che cosa rispondete a quelli che affermano che gli antibiotici rendono fragile il sistema
    immunitario?
    E’ probabilmente il caso di infezioni virali acute, quando alcuni antibiotici sono somministrati male.
    Raymond attira egualmente la nostra attenzione sul fatto che il Pr. Montagnier è uno specialista
    della questione e che la tesi del gruppo di studio è la seguente:
    piuttosto che indebolire il sistema immunitario, gli si dà sollievo ed esso può più efficacemente
    lottare altrove. Infine ci ricorda che gli antibiotici non sono somministrati in maniera continua nel
    loro protocollo, ma con cure sempre più spaziate, fino all’ arresto totale.
    Se gli antibiotici prescritti indebolissero il sistema immunitario, la tendenza sarebbe inversa cioè si
    andrebbe verso sempre più antibiotici.
    D: Quali sono le migliori opzioni di screening secondo voi?
    Raymond stima che la scoperta è clinica dunque tocca in prima linea a pediatri e medici generici.
    Si può secondo lui, rendersi conto che un bambino presenta tratti autistici a partire da 6 -9 mesi (
    anche se la diagnosi precisa si farà più tardi).
    Sfortunatamente , i medici sono molto male formati e informati e pensano che non ci sia alcun
    trattamento possibile. C’è anche spesso un rifiuto da parte dei genitori, che è associato al ritardo
    della diagnosi, o al ritardo dell’ annuncio della diagnosi, che è sempre difficile.
    D: Cosa ne pensate dei tests genetici?
    Una malattia genetica è l’ incontro di un gene con un ambiente, si può benissimo avere un gene
    portatore di una malattia genetica e non svilupparla. Se si generalizzassero i tests genetici
    troveremmo malattie a tutti.
    P. Raymond ritiene che i tests genetici sono una forma di consulenza, e possono effettivamente
    fornire un rischio percentuale più o meno esatto. Egli riconosce che possono costituire una forma di
    prevenzione, tanto più che ci sono delle cause genetiche nell’ autismo evidenti, come mostrano le
    statistiche secondo le quali il 70% dei fratelli gemelli di un bambino autistico, sono egualmente
    autistici, contro il 5% dei fratelli ordinari di un bambino autistico.
    Egli riconosce egualmente, che il sistema immunitario ha un ruolo importante nello sviluppo dei
    sintomi autistici, è geneticamente determinato.
    D: Cosa ne pensa dei test sul sangue?
    Raymond ci spiega, che allo stesso modo, si può avere una sierologia positiva e non sviluppare mai
    la malattia,.
    Se si generalizzassero i tests sierologici, si troverebbero ancora più ammalati che nella realtà.

  3. Paperinik

     /  18 giugno 2013

    I vaccini rientrano nelle cause ambientali, perché escluderli? Non ha senso. Se vi sono altri fattori ambientali riconosciuti come possibili cause, perché non i vaccini ? Forse tocchiamo un interesse economico forte?
    Parlare di virus e non tenere conto del fatto che i vaccini contengono virus…. Parlare di metalli pesanti ,ma affermare che i vaccini ne contengono quantità minime rispetto ad altre forme di inquinamento, non ha senso , perché non si tiene conto del modo in cui vengono assunti dall’organismo. Un conto è respirarli od assumerli dal cibo, visto che vi sono barriere organiche da bypassare, altro è iniettare certe sostanze intramuscolo.
    La differenza è palese e sostanziale e non considerarla ,se si è del settore, è da persone in malafede. Così come scagionare l’alluminio.

    Leggetevi questo studio, che spiega molto bene perché l’alluminio è una delle possibili cause (associata ad una predisposizione genetica) e perché è importante considerare il modo in cui gli elementi vengono assunti dall’organismo.

    http://sanevax.org/wp-content/uploads/2011/10/Aluminum-adjuvants-autism-Chris-Lucija.pdf

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