Le trappole dell’abilitazione #1: Strutturare tempo e spazio

labirinto
Ho capito che strutturare tempo e spazio, dare prevedibilità è uno dei fondamenti dell’abilitazione, anche delle persone che hanno l’autismo. In alcuni potrà essere una strategia ineluttabile e insostituibile lungo tutto l’arco della vita, immagino senza sforzi.

Mi viene il dubbio però che molte proposte abilitative sposino questo paradigma a prescindere dal singolo caso, come “conditio sine qua non”. Strutturare tempo e spazio non sono equivalenti ad un prompt (suggerimento)? Non andrebbe sfumato, se possibile, nel tempo?

Si usano strategie come “involucri protettivi” dell’Autistico o del suo Autismo?

Si combattono sempre o, anche inconsciamente e in buona fede, si difendono i presupposti per una vita in istituto?

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