ROMANZO (1)

COPERTINA CON BAMBINO BIONDO-500x500

Un nuovo romanzo dall’autore di REPERTO OCCASIONALE: direttamente su AI

Da oggi in poi Gianni Papa (l”autore di Reperto Occasionale e di Lele contro Zombie) pubblicherà interamente online un nuovo romanzo, un capitolo alla volta. Lo scopo è quello di dare visibilità al nostro sito e – nel contempo – visibilità alla nuova storia sull’autismo che la sua penna sta per partorire.
Il romanzo nascerà un pezzettino alla volta (oggi viene pubblicato solo l’incipit), crescerà grazie alle critiche e ai suggerimenti dei lettori e sparirà completamente da autismoincazziamoci solo quando sarà terminato, cioè quando sarà pubblicato (se troverà un editore) o comunque raccolto in volume e autopubblicato.

 

1

Scesi alla stazione di Caserta. Mi ritrovai subito in un paesaggio indecifrabile. Potevo andare a sinistra, verso chi sa dove, o a destra, verso una strada contornata da palazzi d’epoca, salumerie e alberghi per le puttane, oppure andare diritto e schiantarmi contro la palizzata, dietro la quale avrei trovato la famosa Reggia, ne sono certo.
Il centro era in via Fulvio Renella. Avevo visto, da Google Maps, che non era lontano dalla stazione, che avrei dovuto superare la chiesa di Sant’Anna e piazza ospedale, ma poi ci sarei arrivato, in un modo o nell’altro.
Mi ero deciso ad affrontare il viaggio da Formia, dove ho sempre abitato, fino a questa città sporca e piena di palizzate, per salvare mia figlia, la mia unica figlia.
Mia figlia si chiama Rosanna. Lo sapete tutti, perché è comparsa in televisione allo zecchino d’oro. Lorena Bianchetti l’ha presentata come “la prima bambina autistica dello zecchino d’oro” e le ha persino chiesto come si chiamasse e dove abitasse. Lei non ha risposto ma, per un istante, l’ha guardata. Mia figlia è molto selettiva, non ama le donne e non ama le persone vestite bene. Ho notato che ha una certa predilezione per gli uomini corpulenti in jeans e polo, forse perché è il mio abbigliamento usuale.

Comunque, non ero mai stato a Caserta. Ci ero venuto per il primo incontro con quelli del centro “Fare”, un centro che si era convenzionato con la seconda università di Napoli per fornire lavoro e formazione ai tirocinanti del Master in Analisi del Comportamento applicata.

Ci ero andato lasciando il mio compagno, Giorgio, e la mia bambina, Rosanna, da soli a casa. Era da molto che io e Giorgio non andavamo più d’accordo, che lui usciva quasi tutte le sere e andava per locali. Era il suo modo per reagire, suppongo.

La bambina, in fondo, era mia; lui l’aveva accettata solo perché innamorato di me. Almeno così pareva.

Era stato un uomo tenero, Giorgio. E sapeva anche essere maschio, quando voleva. Ma, specialmente in una coppia gay, prendersi in casa una bambina che uno dei due ha avuto da una donna e, oltretutto, accorgersi che la bambina ha una disabilità devastante, è piuttosto inusuale.

Perciò, Giorgio se ne andava ogni sera nelle stanze buie, aveva rapporti occasionali e io lo imploravo di usare delle precauzioni, almeno. Ma – in fondo – non faceva una reale differenza, perché i nostri rapporti si erano ridotti. Forse ogni tanto ci sfioravamo le labbra con le labbra, ma nulla di più.

Insomma: alla fine avevo deciso di fare qualcosa, e lui aveva accettato di restare con la bambina una volta alla settimana, di giovedì. Avrei utilizzato quei giovedì per fare tirocinio e imparare l’analisi del comportamento applicata, così da guarire nostra figlia e recuperare il rapporto.

E già: perché la vera mamma di Rosanna era morta in un incidente di montagna poco dopo la morte di un famoso esperto di autismo, tale Enrico Micheli, e Giorgio – anche se non lo ammetteva – si era enormemente affezionato alla bambina piccolissima che era mia figlia, fin da quando ci era piombata in casa. Aveva sperato che fosse solo una bambina diversa dalle altre, magari dotata di una genialità tutta particolare, finché ci eravamo resi conto (noi, non altri) che le difficoltà erano autentiche, che erano gravi. E che non si sarebbero risolte.

Eravamo, naturalmente, incappati in un assistente sociale dell’ASL, quando ci eravamo convinti a chiedere la diagnosi. Prima ero andato io, come padre. Poi mi avevano estorto che ero un omosessuale e che convivevo con un altro omosessuale.

Guardatemi negli occhi, cattolici da strapazzo: non c’è condizione più normale dell’omosessualità. Per meglio dire, qualsiasi condizione è normale. Non si tratta di scelte: si tratta di modi di essere. I modi di essere vanno accettati e chiunque pensi il contrario andrebbe messo al muro o deportato nei campi di sterminio, perché il mondo andrebbe epurato da una cosa sola: dall’imbecillità.

Ma non voglio scrivere un resoconto di come ho scoperto di essere diverso, di come mi sono innamorato di un uomo dopo aver sposato una donna, di come mi sono reso conto che solo una stupida inferiorità culturale inculcatami dalla famiglia mi ha impedito di essere felice fin da bambino. Voglio scrivere, però, di come questo ha influito persino sul riconoscimento dell’invalidità di mia figlia.

Quando, infatti, sono andato in neuropsichiatria e ho raccontato che mia figlia mi preoccupava e che io e il mio compagno avevamo deciso di farla vedere da un medico, hanno convocato me e il mio compagno, fregandosene di Rosanna (tanto che abbiamo dovuto pagare 4 ore di baby sitter, perché non è stata nemmeno una cosa breve).

Si sono fatti trovare in 4, mica in uno. C’erano la neuropsichiatra, due psicologhe, l’ assistente sociale. E poi c’eravamo io e Giorgio.

Un giorno racconterò di quell’incontro. Adesso non ne ho voglia. Adesso ho premura di tornare con la mente al mio arrivo Caserta, a quando accesi il navigatore di Tuttocittà sul cellulare e aspettai qualche minuto prima che il GPS individuasse la mia posizione. Il centro era appena ottocento metri più in là, in un palazzo vecchio, al primo piano.

Quello che notai, dopo aver seguito le frecce (salire, centro “Fare” al piano di sopra) e aver bussato alla porta a vetri, fu che il pavimento cominciò a ballare sotto di me, come se fosse costruito su travi traballanti e quasi marce.

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2 commenti

  1. Gianni Papa

     /  22 luglio 2014

    Scrivi dal form “segnala le tue incazzature”

  2. samuela

     /  20 luglio 2014

    avrei bisogno di contattare gianni papa anche tramite e-mail. grazie

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