ROMANZO (2)

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2

caserta[1]Mi fecero entrare, non so come. C’era un ingresso con poche sedie. Una libreria con pochi libri.  Sicuramente delle stanze a destra e sinistra, dove stavano lavorando. Un’altra stanza in fondo, dietro i buchi nella libreria (era una libreria dell’ikea messa in mezzo alla stanza, e – dove mancavano i libri – c’erano dei buchi), notai la tipa che avevo visto su youtube, quella più alta e apparentemente più fuori di testa. Una bellissima donna, vestita in maniera molto formale, con camicia e pantaloni di velluto blu.

A un certo punto, vidi che guardava verso di me interessata. Mi aveva forse già visto? Avevo – in realtà – aperto un blog su internet di un certo successo, su disabilità e omosessualità. Il concetto del blog era che sia i disabili che gli omosessuali fossero categorie vessate.

Dopo avermi puntato, e dopo che io la ebbi squadrata per un certo periodo di tempo, salutò la persona con cui stava parlando (una ragazza giovane e flaccida, con la faccia butterata) e puntò nella mia direzione. Cercai di mettermi il sorriso più franco e disponibile che avevo in repertorio. A dire il vero, non so se ci riuscii: negli ultimi tempi, mi mancavano molto sia la disponibilità che la franchezza.

“Ciao!” strillò.

Mi spaventai, quasi. Si era rivolta a me con un sorriso cordiale e – nel contempo – come un’aquila ferita.

Le tesi la mano, cercando di non lasciar intravedere il repentino sconvolgimento che mi aveva attanagliato lo stomaco.

“Sono Enza Caserta. Sono la direttrice del centro FARE e volevo accoglierti perché la tua tutor arriverà più tardi, però ti abbiamo detto di venire prima per renderti conto di come lavoriamo. Tu sei Giacomo Pascoli?”

Sorrise, stupidamente.

“Scusami se sorrido, ma il tuo nome ha fatto ridere tutti. Eravamo tutti in attesa per capire quale faccia avessi”

Non capivo.

“Perché?”

“Perché ti chiami come Leopardi e come Pascoli, facile! Non è una cosa normale. Lo sai che è fighissimo?”

Intanto, continuava a stringermi la mano e a scuoterla. La guardai e poi guardai le nostre mani unite, per farle capire che non era il caso, che mi aveva shakerato abbastanza.

“Sono contento che tu sia venuto per parlare con la tua tutor. La tua tutor è molto impegnata e arriverà qui tra circa un’ora, ma intanto parli un po’ con me, se non ti dispiace, e poi possiamo andare a vedere un po’ come lavorano nella stanza dei fighi”

“Dei fighi?”

“Sì. Sarebbero i nostri allievi senza disabilità. Io dirigo l’area dei fighi, che fa capo qui a Caserta, mentre la dottoressa Caterino dirige il nostro centro di Marcianise e si occupa soprattutto dell’area degli sfigati, come chiamiamo i nostri studenti con disabilità. Il centro di Marcianise è all’avanguardia per il trattamento con l’ABA e noi siamo il primo centro in Italia che ottiene risultati documentabili. Abbiamo faldoni e faldoni di dati, dimostrabili e in continua ascesa. Abbiamo protocolli decisionali che ci permettono di prendere sempre la giusta decisione, abbiamo tecnologie abilitative all’ultimo grido, abbiamo dei direttori di centro e di settore preparatissimi che vengono selezionati col massimo rigore e riescono ad ottenere posti di responsabilità soltanto se sono di altissimo livello universitario. Lo sai che i nostri direttori di centro e di settore sanno prendere qualunque decisione e sempre una decisione opportuna, sempre in crescita sui nostri grafici. Lo sai che i grafici sono importanti?”

“Io ho una piccola esperienza di ABA, però come genitore…”

“Guarda! Guarda!” disse Enza “Guarda! Guarda!

Mi mostrò un quaderno, sulla cui copertina c’era un nome. Lo aprì. Mi fece vedere che nelle prime pagine la scrittura era illeggibile. Nelle ultime molto meglio, ma niente di eccezionale.

“Guarda qui! Solo noi, in Italia, siamo in grado di ottenere questi risultati. Noi abbiamo importato lo slow teaching, l’insegnamento lento. Ripetiamo uno stesso unico concetto per ore e ore finché non resta nella testa dell’allievo, ma quel concetto porta altri concetti. Noi lavoriamo almeno un”ora su una singola lettera di queste, un’ora intera di orologio per un solo singolo esemplare di consonante o vocale. Non è fantastico?”

Ero a bocca spalancata. Non avevo pensieri, non avevo opinioni. L’unica cosa da fare, a quel punto, era lasciarsi trasportare dagli eventi e imparare il più possibile.

Ma cosa avrei imparato? Continuate a leggere e lo saprete!

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