romanzo – 8

capitolo 7

8

Mi ero iscritto per poter aiutare personalmente mia figlia Rosanna. Non me ne fregava nulla di trovare un lavoro remunerativo oppure di aprire una società di salvatori del mondo, oppure di cambiare le cose in Italia. Volevo aiutare Rosanna. Punto.

Invece mi avevano messo a guardare quelli che facevano fare i compiti agli alunni. Non per nulla… forse non l’ho detto, o forse ho detto qualcosa di fuorviante o sbagliato, ma io sono un insegnante. Io so benissimo come far fare i compiti ai ragazzi. Loro facevano esattamente quello che avrei fatto io, urlando e sbracciandosi e facendo gli scemi, ossia in un modo che in una scuola pubblica non sarebbe stato ammissibile.

A quel punto mi chiedevo che importanza avesse fare un master ABA e dover sottostare a tante ore di tirocinio, se avevo dichiarato espressamente che lo facevo per imparare il trattamento dell’autismo e se – espressamente – mi avevano destinato a tutt’altro.

Se avevo capito bene, delle due stanze grandi di quella casa traballante, una – la più ampia – era destinata espressamente ai compiti, ai disturbi di apprendimento, ossia ai ragazzi normali, mentre l’altra – quella piccola, quella più colorata e con mobili più da bambini, arrotondati e carini – era destinata alla disabilità.

Nell’altra stanza, vedevo andare sempre le stesse persone. Delle ragazzine. E la più attiva mi sembrò essere una molto carina ma molto giovane, oltre che molto stupida.

Non avevo elementi, in realtà, per ritenere che fosse davvero così stupida, ma lo percepivo distintamente.

Non mi sembrava stupida, invece, Enza Caserta, anche se snocciolava teorie una più bislacca dell’altra, con l’aria di crederci moltissimo e di volermele per forza vendere.

– Diamoci del tu. Ci diamo del tu, no? Siamo amici. Per noi del centro FARE è molto importante avere un genitore di un bambino con disabilità e un insegnante. Ho parlato con la dottoressa Caterino, che era nella sua villa di Casal di Principe, e lei mi ha detto che ti ha voluto fortemente al master, anche contro il parere della professoressa Di Costanza…

– E chi è?

– Non è importante chi sia la Di Costanza, ma io ed Elisabetta siamo giovani e naturalmente non è possibile fare un master ABA in una università pubblica alla nostra età se non ci sono professori meno giovani alle spalle… ma lasciamo perdere: dicevo che la dottoressa Caterino, direttamente dalla sua villa di Casal di Principe, ha detto che crede fortemente in te e di dirti che non devi mollare.

– Ma Elisabetta Caterino non si vede mai a Caserta?

– No. Non si vede. Elisabetta Caterino, come saprai, è di Casal di Principe ed è il direttore del nostro centro di Casal di Principe, costruito direttamente in un bene confiscato alla Camorra. Tu che sei laziale, lo sai che in Campania si usa sequestrare i beni alle mafie per poterli destinare ad attività socialmente utili come la nostra? Noi non siamo lo stato, in un certo senso siamo imprenditori del sociale, anche se non abbiamo scopo di lucro… ma lo stato ci dà il centro di Casal di Principe completamente gratis, purché documentiamo la nostra attività e purchè la  destiniamo alle categorie più deboli. In questo senso, la nostra attività a CASALE è destinata esclusivamente ad allievi con disabilità… Seguiamo sessantasei bambini, purtroppo non in maniera intensiva, nel centro di Casale. Molti altri bambini ci sono nel centro di Marcianise, ma anche lì sono soprattutto ragazzi fighi, ragazzi che hanno disturbi limitati, e gli sfigati – cioé gli allievi disabili… è il nostro gergo e non implica una connotazione negativa – sono in una stanzetta piccola, come qui… Qui, d’altra parte, abbiamo il centro più brutto di tutti e probabilmente lo chiuderemo o andremo in un posto più grande…

– Ci stiamo dando del tu? – chiesi.

Enza Caserta mi guardò con gli occhi stralunati.

– Nel senso che posso chiamarti per nome? – precisai – Anche se tu sei la direttrice del centro e la presidente della cooperativa FARE?

– Certo…

– Allora, Enza… Ascoltami… Io mi sono iscritto al master perché ho una bambina autistica. Lo sai?

– Me lo ha detto ieri Elisabetta.

– E sai come mai mi sono iscritto? Per imparare. Per poterla far vivere in un mondo dove non deve stare rinchiusa in una scatola e dove può interagire direttamente con i suoi genitori che hanno le competenze necessarie per interagire con lei e per farla migliorare…

– Che vuoi dirmi?

– Enza, ascoltami… Io vorrei essere trasferito in un altro centro. O in un’altra stanza.

– Ne ho parlato con Elisabetta, perché lo avevi già fatto capire alla tua tutor.

– E lei?

– Vuole che tu impari bene. E impari qui. Devi imparare l’analisi del comportamento applicata, nel modo in cui la applichiamo… Quando saprai usarla bene con i ragazzi senza problemi, saprai usarla anche con i bambini problematici.

– Non posso andare nell’altra stanza?

Enza Caserta tacque.

– Devo chiederlo ad Elisabetta.

– Non sei tu il capo? – feci.

Enza Caserta scosse la testa.

– No, no… Io sono il presidente della cooperativa, ma le decisioni operative non le prendo io…

– Cioè?

Enza Caserta scosse la testa.

Scossi la testa anch’io.

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