romanzo – 13

capitolo 12

13

Intanto mi cominciavano un po’ a girare le palle. Non perché volessi ritenermi già esperto di riabilitazione, di superamento delle difficoltà scolastiche, nè tantomeno di ABA. Il fatto è, però, che io da anni facevo l’insegnante di sostegno, da anni affrontavo disabilità di tutti i tipi, da anni lavoravo usando il rinforzo e da anni ero consapevole – se pur inconsciamente – che ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze. Perché è tutto lì, me ne resi conto ben presto.

ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze

ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze

ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze

ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze

ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze

ogni comportamento è selezionato e mantenuto dalle sue conseguenze

Imparatelo a memoria e conoscerete a menadito l’essenza dell’ABA. Tutto il resto non fa che distrarre da questo concetto principale, o meglio è un corollario a questo concetto.

Insomma: le conseguenze che dai a qualunque comportamento sono quelle che contano. Su quello che fai prima, dopo, intorno puoi farti mille seghe mentali. Anche duemila o un milione. Ma serve a poco. O meglio, ti serve, se influisce sulla tua abilità di dare conseguenze.

Per spiegarmi in parole povere, uno può dire a un bambino “Se non fai i compiti non ti faccio pane e nutella” e farlo mangiare, ma se poi la nutella è finita, o anche solo il pane fa schifo, il bambino in questione – la volta dopo – non farà più i compiti. Conta poco quello che fai prima. Se gli hai fatto fare i compiti con la pistola puntata, per esempio, e dopo gli hai dato pane e nutella, è sempre la nutella quella che conta.

La nutella conta sempre.

Insomma… dicevo che mi stavo fortemente rompendo le sfere, perché la mattina lavoravo a scuola con ragazzi difficili, a casa avevo Rosanna a cui badare e con cui tentare di comunicare… arrivavo al centro con il pavimento traballante e potevo solo assistere.

Non solo, ma come insegnante sentivo delle castronerie insegnate agli allievi… eppure non potevo correggere gli ignoranti insegnanti, perché altrimenti mi avrebbero fatto un cazziatone come quello che mi avevano fatto quando avevo parlato amabilmente con un genitore.

Oltretutto, mi tenevano bloccato a fare da sparring partner nella stanza dei fighi, quando vedevo che ogni tanto nella stanza degli sfigati c’erano dei bambini e che alcune ragazze (alcune anche tra le ignoranti insegnanti) andavano di là a fare ABA a quei bambini.

Io volevo imparare l’ABA per mia figlia. Magari cambiare l’universo perché mia figlia ci si trovasse di mezzo. Io volevo capovolgere tutto.

Lì, seduto, a guardare delle ignoranti insegnanti (quasi esclusivamente donne) che insegnavano cose di mia competenza, e non loro…

Insomma: mi giravano le palle.

Così, una sera telefonai alla mia tutor e glielo spiattellai in faccia. La lasciai attonita e riattaccai.

Solo allora che ebbi l’immenso piacere di ricevere una telefonata da Elisabetta Caterino in persona, direttamente dalla sua villa di Casal di Principe.

CAPITOLO 14

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