La banalità del male

L’ennesimo caso di maltrattamenti su bambini e ragazzi con autismo.

Questa volta però accade nel centro “La casa di Alice” di Grottammare, considerato all’avanguardia. Una struttura sperimentale, partita con l’intenzione di dare a questi bambini e ragazzi un intervento comportamentale in grado di migliorare la qualità della loro vita.

C’è una stanza della crisi. Dalle immagini che tutti possiamo vedere, i bambini vengono rinchiusi nella stanza, a volte nudi, e cercano disperatamente di uscire. Restano nella stanza fino allo sfinimento, si distendono sul pavimento. In altre immagini, si vedono degli operatori che strattonano e trascinano i ragazzi.

Secondo gli operatori indagati quello che avete visto nel video è normale prassi.

 

Il post che riporto sotto, pubblicato anche su osservatore.eu, è imbarazzante. Ci tengo a sottolineare che nel momento in cui scrivo ha 375 “Mi piace”.

E’ imbarazzante per i genitori, è imbarazzante per gli operatori, per i professionisti, per gli studiosi. Si tratta di tecniche aba portate all’eccesso ed utilizzate male? Si tratta di rigurgiti di procedure manicomiali? Le linee guida non sono state sufficienti per eliminare le stanze di contenimento?

Un amico mi ha fatto notare che c’è anche questo.

http://www.lanuovariviera.it/category/cronaca/dal-lager-alla-casa-degli-orrori-ma-siamo-proprio-sicuri/

Ne riporto il passaggio principale:

“Però fai intempo a renderti conto che forse, quei mostri, potrebbero anche aver seguito delle procedure ben delineate se si considera il fatto che, anche alla nostra redazione, sono giunte diverse segnalazioni da parte di operatori del settore che non vedono nulla di agghiacciante, se non lo stesso autismo, in quelle immagini. Per citare Platone prima e Kant poi,forse, abbiamo visto il noumeno di un mondo che solo pochi hanno davvero il fegato e la disgrazia di guardare”.

Hanno seguito procedure ben delineate?

Ho dovuto aspettare diversi giorni per poter scrivere una risposta, per poter esprimere in parole quello che penso.

Se la risposta fosse sì, quelle procedure porterebbero chi le applica a sequestrare e maltrattare delle persone. Non è accettabile che si possa arrivare a tanto applicando in maniera acritica delle procedure, per chi fa un mestiere il cui primo obiettivo dovrebbe essere il benessere dei bambini.

Per educare serve un livello di professionalità molto più alto che eseguire dei compiti. Per educare serve essere persone, uomini e donne, non esecutori di procedure. Per educare serve gente che pensa e che ha come riferimento il rispetto per l’essere umano, non le procedure.

Se la risposta fosse sì, queste procedure erano a conoscenza dei genitori? E come può la stanza della crisi non essere notata se i genitori hanno accesso alla struttura?

Il procuratore della Repubblica di Fermo Seccia dice nell’intervista che la vicenda deve spingere ad una profonda riflessione. Sono d’accordo.

Si tratta di bambini e ragazzi dagli 8 ai 20 anni. Moltissimi di loro sono quindi nell’età dell’obbligo scolastico. Perchè sono in un centro diurno? Educare un bambino autistico è difficile, lo è per la famiglia e per la scuola, ma questa è un’opzione che durante l’obbligo scolastico non dovrebbe esistere. Non è un particolare da poco, perchè potrebbe essere la loro unica occasione di vivere un contesto “normale”.

La legge 104 prevede che i centri diurni siano frequentati da persone che abbiano assolto l’obbligo scolastico.  http://legge104.com/

Si va invece diffondendo la prassi di inserire nei centri diurni dei bambini nell’età dell’obbligo scolastico. Davanti ad immagini ed affermazioni come quelle che ho riportato sopra, la riflessione secondo me dovrebbe essere sulla regolarità, ma più che sula regolarità, sull’opportunità dell’esistenza stessa di luoghi come questi.

Ci sono altri modi di far fronte alle esigenze di una famiglia che non ce la fa, che non siano far frequentare un centro diurno al bambino. Quali sono le alternative che vengono offerte alle famiglie in condizione di non poter provvedere all’educazione del figlio, rispetto ad una soluzione come questa, che è già segragante in un’età così precoce?

Ultimo ma non meno importante, quanto costano strutture del genere?

E perchè non concedere l’assistenza indiretta, che permette al disabile di vivere la propria casa e il proprio quartiere?

Se volete approfondire, vi consiglio l’ottimo articolo di Eleonora Campus:

http://www.disabilialloscoperto.it/wordpress/blog/2014/06/10/i-diritti-dignita-negare-lassistenza-indiretta-puo-configurare-ipotesi-reato-partendo-dal-diritto-privacy/

Claudia Celenza

 

 

 

 

 

 

 

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1 Commento

  1. armando mazzoni

     /  14 agosto 2014

    “La banalità del male” e’ il titolo di un saggio di Hannah Arendt sul processo ad Eichmann. Copio un pezzo della sintesi presa da Wikipedia:

    “Secondo l’autrice, la sentenza non fu del tutto soddisfacente; sebbene la conclusione sia stata giusta, nell’ottica che quanto successo possa ripetersi si sarebbe dovuto finalmente definire un soddisfacente motivo per cui Adolf Eichmann – come qualsiasi gerarca nazista – sia stato condannato, poiché come a Norimberga si sollevò il problema che egli non avesse violato alcuna legge già in vigore. Con la sentenza effettivamente pronunciata, si fece quanto dovuto (condannare a morte Eichmann) mediante mezzi sbagliati, ovvero tenendosi dentro le leggi di Israele, non definendo veramente quel che Eichmann aveva davvero fatto. L’unica ipotetica sentenza che per la Arendt avrebbe avuto senso sarebbe stata basata sulle obiezioni di Karl Jaspers: Eichmann si era reso responsabile, commettendo crimini contro gli ebrei, di attentare all’umanità stessa, cioè alla sua base, il diritto di chiunque a esistere ed essere diverso dall’altro. Uccidendo più razze si negava la possibilità di esistere all’umanità, che è tale solo perché miscuglio di diversità.

    Questo processo diede occasione a molti di riflettere sulla natura umana e dei movimenti del presente. Eichmann, come detto, tutto era fuorché anormale: era questa la sua dote più spaventosa. Sarebbe stato meno temibile un mostro inumano, perché proprio in quanto tale rendeva difficile identificarvisi. Ma quel che diceva Eichmann e il modo in cui lo diceva, non faceva altro che tracciare il quadro di una persona che sarebbe potuta essere chiunque: chiunque poteva essere Eichmann, sarebbe bastato essere senza idee, come lui. Prima ancora che poco intelligente, egli non aveva idee e non si rendeva conto di quel che stava facendo. Era semplicemente una persona completamente calata nella realtà che aveva davanti: lavorare, cercare una promozione, riordinare numeri sulle statistiche, ecc. Più che l’intelligenza gli mancava la capacità di immaginare cosa stesse facendo.”

    Ovviamente non c’è un paragone diretto tra quello che è successo e il Nazismo, un’ideologia e un apparato per produrre Male, ma il riparo delle leggi, spesso quelle che abbiamo invocato a gran voce, l’apparato che vogliamo a tutti i costi e che vorremmo operasse a fin di bene, il non rendersi conto di quello che si sta facendo, persone normali che fanno cose orrende, tutte queste cose fanno pensare come tra le loro pieghe si possa nascondere la banalità del male.

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