AUTISTIZZA

 E’ immorale, immondo e nefasto che aba-addetti pubblicizzino le proprie aziende-spettacolo tra sculettamenti e sgallettamenti, perché professionisti cotali e cotanti convivono placidamente con lo psicodinamismo imperante e vegetano vegetano vegetano poi mangiano mangiano mangiano e s’ingrassano s’ingrassano s’ingrassano sulle spalle del disperatismo immane della genitorialità secco-perdente.

Se poi il carosello mediatico s’ingolfa di guaritismo impossibile, allora il chierichismo singòlfico dei querulanti vorrebbe chiedere venia e urlare e urlare e urlare e scureggiare scureggiare scureggiare.

Blaterare di guarigione in un mondo nel cui non si puote guarire nemmanco dalla calvizie, è di una cattiveria così cattiva che i bimbi piangono e le mamme ingialliscono.

Pur il mio scriver serioso trasparire e traspirare vòle una realtà: un pianeta non ingiusto ma giusto e giusto e giusto (e non ingiusto) attraversa e squarcia il concetto di sterminio totale.

Sterminio totale che – in codesto caso specifico e aspecifico – è sterminio metaforizzato e welfaristico.

Sottolineo con i puntini – infatti – che il dramma va sdrammatizzato. Però il diritto alla cura, a qualunque piano sia e da qualunque immane altezza sia precipitato,  esiste, è vivo e dunque alita. Se il diritto alla cura raggiunto esser può tramite Full Metal Jacket, faremo Full Metal Jacket.

SOCRATE

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SONO UNA PESSIMA EDUCATRICE ABA

schienaRiceviamo e pubblichiamo

 

Sono laureata, ho una specializzazione nelle cosiddette ‘tecniche comportamentali per bambini autistici’. Mi era stato detto che il metodo ABA era l’UNICO in grado di offrire qualcosa a questi bambini. L’unico che FUNZIONA.

Bene. Inizio a lavorare come educatrice e scopro (ma una vocetta dentro me aveva già intuito) che non sono d’accordo. Non sono d’accordo con i premi, le punizioni, il fare terapia come un addestramento per cagnolini disobbedienti. Lascio perdere e faccio di testa mia.
E ora scopro (senza sorpresa alcuna) che alla bambina di 2 anni PIACE ESSERE TRATTATA COME UNA BAMBINA DI 2 ANNI. Come una bambina della sua età le piace giocare. Allora giochiamo in modo sfrenato: la lancio per aria, solletico fino alle lacrime, altalena lanciata fino alle stelle. Ma ai genitori non va bene, vogliono che segua alla lettera le indicazioni del supervisore ABA. Il quale, però, mi dice che da quando “lavora” con me la bimba è migliorata, si è aperta, si è accorta che esistono gli altri. Tira la mano alla mamma perché la vuole vicina.
“Oddio! e adesso? cosa vorrà dirmi?”
“Niente, signora mamma. Sua figlia vuole che stia con lei a guardare i cartoni”.
“Non vuole lavarsi i denti! Avrà le carie!”
“Signora mamma, la smetta di ricompensarla per ogni azione buona (buona per chi poi?) con le caramelle. E usi lo spazzolino per giocare. Un po’ alla volta lo metterà in bocca e lo userà come si deve. Forse anche no”.
Alla fine sono stata licenziata. La bambina si divertiva troppo con me, ma non ha appreso in un mese ciò che secondo la neuropsichiatra avrebbe dovuto apprendere.
Non facevo bene il mio lavoro: dovevo passare 2 ore al tavolino, e non a fare ‘NET’. Quello dopo.
Ma andate tutti aff******!
Già, sono una pessima educatrice: lascio che i bambini si mettano le dita nel naso, se strillano li zittisco col solletico, i comportamenti problema non so cosa siano, educo i bambini in ginocchio, strisciando, rotolando. Guardando il mondo dal loro punto di vista, senza frustrarli, senza farli sentire sbagliati.
Senza dar loro caramelle se ‘fanno i bravi’.
Non esiste un metodo ABA. Non c’è nessun metodo. Per nessun bambino, autistico e non.
Uno cerca di fare il meglio, il bravo educatore è colui che lo fa come missione, che dà tutto per il bambino. E sono pochi.
Sì, sono una pessima educatrice ABA.

N.

Il Treno Impazzito

treno a vapore

Signori, vedo troppe persone intelligenti e allo stesso tempo genitori premurosissimi con mille dubbi, frustrazioni, punti interrogativi, spesso vittime di comportamenti molto poco etici da parte di chi pagano profumatamente… a Roma ad esempio, a mio giudizio, nell’ambito delle linee guida è difficile trovare qualcuno che sa quello che fa e, se pure esiste, lo fa fare a chi non sa quello che fa…spesso con la benedizione degli Ospedali e dei Dottori a cui ci affidiamo… non basta stracciarsi le vesti contro la Comunicazione Facilitata o contro la Psicanalisi.. .c’è un treno che sta investendo tutti da tempo e che è benedetto da tutti i gruppi di interesse… e che si chiama cialtroneria mascherata da professionalità, scienza, stato dell’arte… non riusciamo a fermarlo perchè siamo noi che lo mandiamo a tutto vapore

No, così non va, ancora una volta…

La banalità del male

L’ennesimo caso di maltrattamenti su bambini e ragazzi con autismo.

Questa volta però accade nel centro “La casa di Alice” di Grottammare, considerato all’avanguardia. Una struttura sperimentale, partita con l’intenzione di dare a questi bambini e ragazzi un intervento comportamentale in grado di migliorare la qualità della loro vita.

C’è una stanza della crisi. Dalle immagini che tutti possiamo vedere, i bambini vengono rinchiusi nella stanza, a volte nudi, e cercano disperatamente di uscire. Restano nella stanza fino allo sfinimento, si distendono sul pavimento. In altre immagini, si vedono degli operatori che strattonano e trascinano i ragazzi.

Secondo gli operatori indagati quello che avete visto nel video è normale prassi.

 

Il post che riporto sotto, pubblicato anche su osservatore.eu, è imbarazzante. Ci tengo a sottolineare che nel momento in cui scrivo ha 375 “Mi piace”.

E’ imbarazzante per i genitori, è imbarazzante per gli operatori, per i professionisti, per gli studiosi. Si tratta di tecniche aba portate all’eccesso ed utilizzate male? Si tratta di rigurgiti di procedure manicomiali? Le linee guida non sono state sufficienti per eliminare le stanze di contenimento?

Un amico mi ha fatto notare che c’è anche questo.

http://www.lanuovariviera.it/category/cronaca/dal-lager-alla-casa-degli-orrori-ma-siamo-proprio-sicuri/

Ne riporto il passaggio principale:

“Però fai intempo a renderti conto che forse, quei mostri, potrebbero anche aver seguito delle procedure ben delineate se si considera il fatto che, anche alla nostra redazione, sono giunte diverse segnalazioni da parte di operatori del settore che non vedono nulla di agghiacciante, se non lo stesso autismo, in quelle immagini. Per citare Platone prima e Kant poi,forse, abbiamo visto il noumeno di un mondo che solo pochi hanno davvero il fegato e la disgrazia di guardare”.

Hanno seguito procedure ben delineate?

Ho dovuto aspettare diversi giorni per poter scrivere una risposta, per poter esprimere in parole quello che penso.

Se la risposta fosse sì, quelle procedure porterebbero chi le applica a sequestrare e maltrattare delle persone. Non è accettabile che si possa arrivare a tanto applicando in maniera acritica delle procedure, per chi fa un mestiere il cui primo obiettivo dovrebbe essere il benessere dei bambini.

Per educare serve un livello di professionalità molto più alto che eseguire dei compiti. Per educare serve essere persone, uomini e donne, non esecutori di procedure. Per educare serve gente che pensa e che ha come riferimento il rispetto per l’essere umano, non le procedure.

Se la risposta fosse sì, queste procedure erano a conoscenza dei genitori? E come può la stanza della crisi non essere notata se i genitori hanno accesso alla struttura?

Il procuratore della Repubblica di Fermo Seccia dice nell’intervista che la vicenda deve spingere ad una profonda riflessione. Sono d’accordo.

Si tratta di bambini e ragazzi dagli 8 ai 20 anni. Moltissimi di loro sono quindi nell’età dell’obbligo scolastico. Perchè sono in un centro diurno? Educare un bambino autistico è difficile, lo è per la famiglia e per la scuola, ma questa è un’opzione che durante l’obbligo scolastico non dovrebbe esistere. Non è un particolare da poco, perchè potrebbe essere la loro unica occasione di vivere un contesto “normale”.

La legge 104 prevede che i centri diurni siano frequentati da persone che abbiano assolto l’obbligo scolastico.  http://legge104.com/

Si va invece diffondendo la prassi di inserire nei centri diurni dei bambini nell’età dell’obbligo scolastico. Davanti ad immagini ed affermazioni come quelle che ho riportato sopra, la riflessione secondo me dovrebbe essere sulla regolarità, ma più che sula regolarità, sull’opportunità dell’esistenza stessa di luoghi come questi.

Ci sono altri modi di far fronte alle esigenze di una famiglia che non ce la fa, che non siano far frequentare un centro diurno al bambino. Quali sono le alternative che vengono offerte alle famiglie in condizione di non poter provvedere all’educazione del figlio, rispetto ad una soluzione come questa, che è già segragante in un’età così precoce?

Ultimo ma non meno importante, quanto costano strutture del genere?

E perchè non concedere l’assistenza indiretta, che permette al disabile di vivere la propria casa e il proprio quartiere?

Se volete approfondire, vi consiglio l’ottimo articolo di Eleonora Campus:

http://www.disabilialloscoperto.it/wordpress/blog/2014/06/10/i-diritti-dignita-negare-lassistenza-indiretta-puo-configurare-ipotesi-reato-partendo-dal-diritto-privacy/

Claudia Celenza