ABA in casa: le debolezze di un modello di diffusione

Il nostro amico Henry Block ha scritto per noi un resoconto ironico e poetico, ma non troppo, perche’ qualche numero se fate le proporzioni lo trovate, della modalità home based di diffusione dell’ABA. Le famiglie italiane con un bambino autistico si trovano a dover sostenere da sole i costi dell’educazione e dell’abilitazione del figlio. Mancando un’offerta controllata da parte del sistema sanitario e mancando una preparazione specifica degli insegnanti, i genitori diventano loro malgrado esperti ABA. Ma questo rompe gli equilibri della famiglia e per molti e’ insostenibile economicamente. Henry Block un’idea ce l’ha su come affrontare il problema.

Dovrebbe diventare una buona abitudine fermarsi dopo qualche anno che delle prassi esistono (oppure che una normativa esiste) e tirare le somme. Senza lamentarsi, proponendo soluzioni.

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CONSIGLI AL CONSULENTE ABA (A SCUOLA)

UntitledSono un operatore scolastico (bidello) che sta facendo anche il master ABA pubblico di Ovoli.
Nella mia città d’origine (Paperopoli) non c’è l’ABA pubblica e gratuita come ad Ovoli: per questo motivo sono voluto venire qui a fare il master. Per imparare un modello ed esportarlo.

No, no! Voi di Paperopoli non mi avete visto nelle case – come Babbo Natale col suo sacco di programmi fotocopiati – vendere la mia incultura a famiglie disperate e preda di spasmi biomedici.

E no! Prima di tutto, non ho fatto il master di Ocopoli, dove il “direttore scientifico” (Marina Calabritto) dà fin dal primo giorno agli iscritti al master i numeri di telefono dei genitori che chiedono aiuto…

No: il mio master è organizzato dall’Università Pubblica di Ovoli, che ha inviato stimatissimi professionisti fin nella lontana Sofrònia per studiare nelle Università più prestigiose e fare pratica nelle più ferree e prestigiose e scientifiche scuole ABA.

I ricercatori dell’Università di Ovoli lavorano solo ad Ovoli, nell’Aba pubblica e fondata sulla ricerca.

Quando mi sono iscritto al master, i responsabili dell’Università di Ovoli non mi hanno dato i numeri di nessuna famiglia: mi ha messo sotto, riempito di cazziatoni, umiliato, offeso e quindi redento.

Non ho – dunque – esperienza diretta come “Consulente”, per i motivi suddetti.

Conosco – però – bene la scuola. Faccio il bidello da molti anni e ho visto tante cose che non vanno.

Quando arrivano i professionisti ABA, gli analisti comportamentali magari col titolo di GACF (Grande Analista Comportamentale fighissimo) o ACUPMF (Analista Comportamentale un po’ meno figo), ma più spesso quando arrivano i masterizzandi dell’altro master (quelli che vengono subito mandati allo sbaraglio a fare danni, dalla Calabritto), ho potuto notare dei comportamenti – in molti casi – sbagliati.

I comportamenti sbagliati degli analisti comportamentali (veri o presunti) finiscono per incrinare i rapporti con la scuola e per pesare – alla fin fine – sul percorso formativo dell’alunno che dovrebbero favorire.

UntitledSiccome la scuola – in una città come Paperopoli – non è basata su ABA come ad Ovoli, ma è tuttavia importantissima per lo sviluppo psichico-fisico di qualunque alunno (e in primis di un alunno disabile), voglio lasciare ai miei colleghi alcune regole da rispettare, semplici e non invasive, che possano permettere a un intervento esterno (quando anche non venga praticato da un GAFC) di essere efficace.

Le metto giù in forma di elenco numerato e resto aperto a suggerimenti e discussioni.

  1. Il consulente ABA deve apparire simpatico e disponibile. Deve essere sempre pronto a dialogare gli insegnanti, sempre disposto ad una telefonata e velocissimo a rispondere a email o messaggi elettronici di qualunque tipo.
  2. Il consulente ABA deve sedurre gli insegnanti. Deve far capire (o far credere) agli insegnanti che hanno bisogno di lui e che – con il suo intervento – il percorso formativo dell’alunno per il quale viene pagato (dalla famiglia) sarà migliore.
  3. Il consulente ABA deve far capire (o far credere) agli insegnanti che troveranno giovamento professionale e personale dall’aver partecipato a un percorso formativo di successo di un alunno disabile, ottenuto grazie alla preziosissima collaborazione di un Fighissimo Analista del Comportamento.
  4. Il consulente ABA deve mandare dettagliatissima relazione scritta alla scuola entro pochissimi giorni dalla supervisione (io direi 3, per avere la massima efficacia). La relazione deve essere scritta in maniera positiva e propositiva. Le eventuali correzioni alle procedure utilizzate dagli insegnanti devono essere date sempre nell’ottica di fornire un aiuto non richiesto e sempre nell’ottica che qualunque aiuto non richiesto deve essere rinforzante in primis per gli insegnanti.
  5. Il consulente ABA deve ringraziare ogni volta che lo fanno entrare a scuola, deve capire che – anche se l’ambiente non è formato e anche se le linee guida (persino quelle di Paperopoli) stabiliscono che un alunno con autismo debba avere un intervento basato su ABA – nulla obbliga la scuola ad accettare un consulente inviato dalla famiglia e nulla obbliga la scuola a seguire consigli non richiesti e non rinforzanti per gli insegnanti.
  6. Un Analista Comportamentale non deve mai essere aggressivo. Non deve mai mettersi dalla parte della famiglia (se la famiglia è aggressiva con la scuola) e deve sempre cercare di mediare, perché lo scopo dell’Analista comportamentale è soddisfare le esigenze della famiglia convincendo e seducendo gli insegnanti, non minacciandoli.
  7. L’atteggiamento aggressivo può essere comprensibile da parte di genitori che ne hanno passate tante, non di un professionista.
  8. L’Analista Comportamentale non deve aspettare la telefonata o l’email dell’insegnante in cerca di aiuto e consigli: deve essere lui il primo a farsi sentire e a far sentire la propria presenza e il proprio interesse.
    Ho avuto notizia di alcuni professionisti e alcuni masterizzandi che vanno in giro per le scuole a minacciare, sventolando linee guida e carte bollateNon funziona così! Otterrete solo che vi faranno una guerra silenziosa e l’efficacia del vostro intervento sarà fallimentare.
  9. Insomma: l’analista comportamentale deve farsi amare: deve essere ruffiano ma non viscido, deve parlare direttamente con gli insegnanti ma anche con i bidelli, e agli insegnanti deve parlar bene dei bidelli e ai dirigenti degli insegnanti.
  10. L’Analista Comportamentale che entra nella scuola si inserisce in un ambiente estraneo che non lo comprende: deve usare sempre un linguaggio comprensibile, un atteggiamento e un comportamento semplici e disponibili.
  11. Deve usare il sorriso e la propria abilità di “Consulente ABA” non solo per “fare l’ABA ai bambini”, ma anche per portare gli insegnanti dove vuole lui, con piena soddisfazione di tutti. 

    Se un Consulente ABA non è in grado di seguire questi consigli, deve cambiare mestiere.

GENNARO ESPOSITO – BIDELLO

CRISI ECONOMICA E INSEGNANTI DI SOSTEGNO (AD OVOLI)

Ciao da Aldo Brullo.

Come vi ho già raccontato, noi Ovoliani abbiamo imparato da voi l’integrazione scolastica. Vengo a contattarvi per chiedervi come avete risolto un problema pratico che si presenta quando si vanno a mettere in pratica le indicazioni della legge 104 e delle circolari seguenti.

Mi riferisco, soprattutto, alla figura dell’insegnante di sostegno, insegnante della classe specializzato nell’integrazione dell’alunno con disabilità. Noi ci teniamo molto a questo punto, come sicuramente ci tenete anche voi. L’insegnante di sostegno è un’insegnante “speciale”, addetto alla didattica speciale, e solo la sinergia delle sue competenze con le competenze degli insegnanti curricolari può dar vita a un’autentica integrazione.

A un dato punto, però, ci siamo venuti a imbattere nella crisi economica. E’ stata una crisi di proporzioni spaventose, che ha colpito in primis Ovoli e – in secondo luogo – anche Ocopoli.
Nel momento in cui la crisi si è manifestata, alcuni Dirigenti di alcune scuole hanno cominciato a fare una cosa molto brutta, cioè ad utilizzare l’insegnante di sostegno di una classe per coprire gli insegnanti che mancavano in altre classi.

Mi spiego. Se nella terza B non ci sono alunni certificati (e quindi non c’è l’insegnante specializzato) e nella terza A ci sono due alunni certificati, l’insegnante di sostegno poteva essere utilizzato per fare supplenze al posto dell’insegnante di Matematica di terza B, nelle stesse ore in cui avrebbe dovuto essere in terza A. Era assolutamente inaudito e siamo dovuti intervenire dall’alto, dando immediatamente una multa salatissima sotto forma di decurtazione dei fondi.

Le scuole hanno protestato. Hanno detto: “Sono situazioni di emergenza. Se ci sono tre insegnanti assenti contemporaneamente e la scuola è piccola, si devono per forza utilizzare gli insegnanti di sostegno!”.
Abbiamo capito che le scuole avevano ragione e quindi abbiamo aumentato i fondi per pagare le supplenze “fuori orario” agli altri docenti.

Le scuole hanno continuato a protestare: “Le supplenze fuori orario non vuole farle nessuno. Vengono pagate troppo poco“. Allora abbiamo aumentato la paga delle supplenze a pagamento, equiparandole al lavoro festivo (quindi aggiungendo un cospicuo bonus extra). Inoltre, abbiamo dato altri fondi ai Dirigenti Scolastici per permettere loro di nominare supplenti anche per supplenze brevissime.

Insomma… nonostante la crisi, per garantire l’integrazione scolastica e la dignità degli alunni disabili, abbiamo dovuto destinare alla scuola gran parte delle risorse disponibili.

Adesso, noi leggiamo sui vostri giornali e sui vostri siti internet di tagli, riduzione delle ore, riduzione del personale.

Vi chiediamo espressamente di svelarci i segreti della vostra gestione economica. Come fate a rispettare le leggi che tutelano la disabilità, destinando così poche risorse alla scuola? Come fate a non utilizzare gli insegnanti di sostegno per le supplenze, se non date alle scuole i fondi per pagare le supplenze a pagamento?

Evidentemente, siete più avanti anche in questo.

ALDO BRULLO

OVOLI RINGRAZIA L'ITALIA PER AVERLE INSEGNATO L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA!

Sono molto contento di scrivere ai miei amici Italiani. Io adoro l’Italia e ammiro molto il modo in cui affrontate la scuola e la disabilità!

Sono Aldo Brullo, Dirigente dell’Ufficio Scolastico di Ovoli. Sono stato invitato dalla redazione numerosa e immarcescibile di Autismoincazziamoci per raccontare come – ad Ovoli – abbiamo ristrutturato la scuola seguendo il vostro luminoso esempio.

Prima che approfondissimo le leggi italiane e le applicassimo, nelle nostre scuole imperavano gli psicomotricisti. Ma le cose non andavano bene, e lo dicevano i numeri. I numeri dicevano che sempre più autistici arrivavano all’adolescenza in uno stato talmente compromesso che era necessario imbottirli di psicofarmaci.

La svolta si è avuta quando mi sono interessato all’Italia e ho portato le vostre straordinarie usanze nel mio Comune.

Il primo mio motivo di interesse verso il vostro paese è stato il suo clima. Desideravo moltissimo visitare l’Italia per il mare, il cielo, le ragazze, il mandolino e la pizza.

Ma, come sapete, il viaggio da Ovoli all’Italia è ai limiti dell’impossibile: bisogna avere una conoscenza approfondita dei Salti nell’Iperspazio e delle macchine per cucire.

Però, grazie ad Internet, ho imparato che in Italia esiste una cosa chiamata integrazione scolastica.

Ho acquisito – da internet – tutte le informazioni possibili su questa “integrazione”, ho letto la vostra fantastica “legge 104“, le norme applicative di quella legge, i Decreti del Presidente della Repubblica, le Sentenze etc etc e ho pensato: “L’Italia è un paese straordinario!!!”.

Grazie a voi, sono riuscito ad organizzare – nel mio Comune – una specie di Integrazione Scolastica. Dico “una specie” perché io non sono mai stato nella vostra bellissima terra e – quindi –  non posso conoscere con precisione come avete attuato – nella pratica – le vostre bellissime leggi, ma sono sicuro che – quando abbiamo compiuto l’Integrazione Scolastica ad Ovoli – abbiamo fatto la duemilesima parte di quello che avete fatto voi.

Prima qui avevamo i bambini disabili nelle scuole – questo sì – ma non erano integrati. I bambini normali stavano nelle classi e i bambini disabili se ne stavano nell’aula di sostegno insieme all’insegnante di sostegno.

Ma non si fa così l’integrazione! Lo scopo della scuola è far stare i bambini disabili con i bambini normali e creare rapporti tra gli ugualmente e i diversamente abili.

Sono sicuro che per voi è normale e che vi riesce facile, ma noi non l’avevamo capito! L’abbiamo capito grazie alle vostre leggi!

Come ho detto, prima che io conoscessi l’Italia, per tutte le disabilità – nessuna esclusa – era indicata la psicomotricità e nelle nostre scuole lavoravano moltissimi psicomotricisti!!!
Se devo essere sincero, ho sempre avuto dubbi sulla psicomotricità: mi chiedevo come delle disabilità serie come l’Autismo (per esempio), come l’ADHD, come la Distrofia Muscolare potessero essere trattate con la psicomotricità. Che c’entra una disabilità grave con i coni, le palle enormi e i cuscinotti?

Una volta avute in mano e studiate le leggi italiane, ho immediatamente convocato nella sede dell’Ufficio Scolastico questi personaggi. Ho detto:

“Ragazzi, dobbiamo farci un esame di coscienza e dobbiamo cambiare le cose. Voi potete anche continuare a lavorare per la Scuola, ma non potete più lavorare con i bambini disabili. Potete fare i “laboratori espressivi”, potete organizzare gli spettacoli teatrali… potete fare tantissime cose. Però il vostro stipendio deve essere dimezzato, perché dobbiamo trovare le risorse economiche per trattare i bambini disabili. I bambini disabili non devono andare a marcire nei centri diurni imbottiti di psicofarmaci: i bambini disabili devono venire a scuola, e la scuola deve garantire un trattamento efficace!!!”.

Gli psicomotricisti, allibiti, non avevano la forza di contraddirmi (anche perché avevo schierato la Polizia Locale in armi).

“Per esempio” ho continuato “I bambini autistici devono avere un trattamento intensivo di almeno venti ore alla settimana (e mi mantengo basso). Come facciamo a garantire questo trattamento, se dobbiamo pagare voi?”

Dagli psicomotricisti si è levato qualche timido segnale di protesta.

“Chi non è d’accordo con la riorganizzazione, se ne può andare in mobilità al 7o per 100 dello stipendio, ma solo per 4 anni”.

Spero che siate d’accordo. Potevo mai dar retta agli psicomotricisti?
Mi ero divorato un altro documento italiano:  le “Linee guida per l’autismo” della SINPIA, e lì si parlava chiaramente di “trattamento intensivo di tipo cognitivo-comportamentale”. Non potevo continuare a tenermi gli psicomotricisti!!!

Però, dal momento che io non sono una bestia e che capisco che la gente deve pur lavorare, mi sono preoccupato per loro. Ho organizzato corsi per guida turistica, corsi per aiuto cuoco, corsi per aiuto idraulico, corsi per aiuto elettricista e ho detto agli psicomotricisti:

“Fatevi questi corsi, così vi riconvertite, andate incontro al Mercato e potete ancora trovare lavoro”

Fornire un trattamento precoce e intensivo ai bambini disabili gravi e – soprattutto – un trattamento cognitivo-comportamentale basato su ABA ai bambini con autismo (la disabilità più bistrattata di tutte nella scuola ovoliana del tempo) è stato fondamentale. Si è avuta chiarezza. Ci siamo sentiti eticamente a posto e non abbiamo più avuto rimorsi.

Questo grazie a voi! Alle vostre magnifiche leggi!!!

Da voi abbiamo imparato a fare bene il PEI e il PDF, a gestire al meglio la documentazione (che è fondamentale perché un progetto funzioni). Da voi abbiamo imparato (mica lo sapevamo, prima!) che l’alunno disabile è di tutto il Consiglio di Classe e che l’Insegnante di Sostegno è un insegnante della classe!

Non ci crederete, ma  – prima di adottare la legislazione italiana – ad Ovoli l’alunno disabile era considerato alunno dell’Insegnante di Sostegno! E’ grazie a voi che abbiamo capito che non deve essere così, che l’insegnante di sostegno è solo la pedina “specializzata”, ma – perché l’integrazione funzioni – c’è bisogno di tutta la scacchiera.

Ma la cosa che più ci ha cambiato la vita, quando studiavamo e cominciavamo ad applicare le leggi italiane sulla disabilità, è un concetto che abbiamo letto da più parti:

La scuola italiana è la scuola dell’integrazione. “Integrazione” non significa integrare i disabili con i compagni, ma integrare i bambini normodotati con l’alunno disabile.

Sulle prime, non riuscivamo a capire il significato di questa frase. Ci siamo scervellati.

Poi – improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno – abbiamo capito, e ringraziamo le vostre stupende leggi per avercelo fatto capire.

La scuola dell’integrazione, la scuola dove ci sono quelli che – una volta – noi chiamavamo handicappati, E’ UNA RISORSA PER TUTTI I BAMBINI NORMODOTATI.
E’ UNA RISORSA PRINCIPALMENTE PER I BAMBINI NORMODOTATI!

I bambini “normodotati” possono apprezzare la diversità, possono inventarsi linguaggi condivisi, possono imparare il linguaggio dei segni, possono imparare il linguaggio della Comunicazione Alternativa e Aumentativa… I bambini normodotati, integrandosi, possono crescere e – crescendo – arrivare a capire profondamente chi è diverso da loro.

E’ questa la grande lezione che ci avete insegnato. GRAZIE, ITALIA!

ALDO BRULLO